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Fisco e Big del web: l'Italia è un paradiso

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Fisco e Big del web: l'Italia è un paradiso. A pochi giorni di distanza dal momento in cui l'azienda di Cupertino sposterà a Cork, in Repubblica d'Irlanda, la residenza fiscale del business europeo di iTunes, viene da domandarsi quanto questa decisione possa influire sul comportamento relativo al fisco tenuto dalla Apple.

Fisco e Big del web: l'Italia è un paradiso

Il trasloco, previsto per il 4 luglio, coinciderà con un periodo dominato da un aggravarsi dei controlli fiscali a opera dell'Unione Europea nei confronti del colosso californiano, il quale altro non è se non il prosieguo del procedimento ai danni del produttore di iPhone, reduce dal versamento di 315 milioni di euro a fine dicembre, dietro l'accusa di avere omesso, dal 2008 al 2013, di presentare la dichiarazione dei redditi alla Penisola, e di aver mancato di pagare 800 milioni di Ires. Adesso, stanziata la nuova sede in Irlanda, Apple pagherebbe meno dell'1% di tasse sulla vendita dei suoi prodotti principali, iPhone, iPad e MacBook.

Un plot ricorrente:

In Italia alcuni tra i maggiori colossi del web hanno versato nel 2015 15 milioni di euro in imposte, secondo le trame di un rapporto che stenta ancora a essere limpido e sereno e privo di crepe e punti di rottura. Una cifra del genere, lungi dal rispecchiare appieno la realtà di quanto i big player dovrebbero versare, è significativa nel constatare quanto poco sentita sia la questione. Google e Facebook hanno pagato l'anno scorso circa 2.4 milioni di euro di tasse. Tra il 2008 e il 2013, il motore di ricerca di Mountain View ha evaso il fisco italiano per un totale di circa 300 milioni di euro, nonostante l'assicurazione, da parte dell'azienda, di rispettare le normative fiscali in tutti i Paesi in cui opera.

Nessuna impresa è al di sopra della legge:

Dati molteplici fattori, primo fra tutti il fatto di avere raggiunto un livello talmente elevato di ricavi, profitti e potere, molti imprenditori possono aver pensato che le proprie attività non siano visibili al fisco, e che quindi siano autorizzati a lavorare senza tenerne conto. In realtà, chi opera online, è esposto dalla sera alla mattina a una visibilità costante e tenace, tenuta sotto controllo da organi preposti a tale impiego. Viene da citare, a tale proposito, il decreto Monti del 6 dicembre 2011, in virtù del quale intermediari e operatori finanziari sono obbligati a “comunicare periodicamente all’Anagrafe tributaria tutti i movimenti relativi ai rapporti finanziari intrattenuti con la clientela e ogni informazione strettamente necessaria ai fini dei controlli fiscali, nonché l’importo delle stesse ”. L’approvazione di questa manovra ha permesso al Fisco di avere accesso a un’infinità di dati e informazioni su qualunque tipo di impresa, piccola o media o grande che sia. Organi appositi di Polizia Postale e Guardia di Finanza sono impegnati a scovare quotidianamente truffe ed evasioni fiscali online di ogni genere, avvalendosi di canali di controllo sui conti correnti bancari e postali sempre più numerosi. Chi opera online deve quindi capacitarsi del fatto che il Fisco non ignorerà mai le sue attività, Big Player soprattutto.