Chi-era-Karl-Lagerfeld

Karl Lagerfeld: addio al Keiser più famoso della moda

Leggimi

Il Kaiser della moda muore all'età di 85 anni. Ci lascia una persona colta, creativa, virtuosa, geniale, visionaria. Non esiste vocabolario che possa fornire parole adeguate a evocare l'importanza di un personaggio come Karl Lagerfeld. Direttore creativo di due Maison del calibro di Fendi e Chanel, ha voluto fondarne una terza, dandole il suo nome.

I capelli bianchi raccolti a coda, gli occhiali scuri che non si è mai tolto in pubblico da quando aveva 18 anni, la camicia bianca dal collo alto, guanti senza dita. Bastano questi pochi elementi a identificare subito una delle icone pop e superstar della moda più celebri del Novecento.

Karl Lagerfeld non ha proprio bisogno di presentazioni. Una creatività instancabile e una curiosità insaziabile hanno dominato gli anni di attività del Kaiser della moda, tedesco di nascita ma europeo di adozione, conoscitore di tre lingue e inarrestabile stacanovista. Un essere umano introverso e spassoso, sempre pronto a giocare con l'ironia e il paradosso per confondere e ingannare i giornalisti venuti per intervistarlo. Al punto che non si sa bene quale fosse la sua data di nascita (ma è accettata la dicitura 1938).

Da Fendi a Chanel a Lagerfeld a innumeri altre maison

La sua carriera da direttore creativo è stata lunga e straordinaria. Soprattutto se pensiamo al fatto che il Kaiser si è avvicinato al mondo della moda da autodidatta, passione che aveva cominciato a coltivare durante gli anni di studio a Parigi. E da subito la gavetta, le esperienze, i lavori in compagnia di Pierre Balmain, Jean Patou, per andare fino a Ballantyne, Mario Valentino, Krizia e Cadette. Dal 1982 il Kaiser è alla guida della maison Chanel, che proseguirà fino alla sua morte. E pochi anni prima, nel 1965, la collaborazione con le sorelle Fendi, marchio in cui Karl rivoluziona l'estetica della loro linea di pellicce.

Un approccio alla moda fotografico

Eccellente disegnatore, fotografo impeccabile e cultore di arte e letteratura, Karl Lagerfeld non ha mai nascosto il suo immenso amore per la conoscenza. La sua curiosità non conosceva confini. Fotografo di tutte le campagne promozionali Chanel, il Kaiser riusciva a imporre la sua visione estetica a ogni prodotto o lavoro cui si dedicava. Proprio la fotografia è il campo creativo più adatto per avere un accenno alla visione delle cose che animava lo stilista tedesco. Karl infatti amava tanto ripetere che della fotografia gli piaceva la possibilità di catturare un istante che è andato via per sempre e non potrà mai più ripetersi. Così come irripetibili erano i pezzi e i capi e gli accessori che il Kaiser abbozzava e rivisitava di stagione in stagione, attingendo a piene mani al pozzo della sua illimitata fantasia.

Per Fendi, Karl fece in modo di rivoluzionare le tecniche di costruzione delle pellicce, colorandole, ornandole, rasandole, intarsiandole, abbinandole a elementi in plastica o chiffon. E in Chanel è il sogno del contemporaneo che lo attira. Le donne cui dona i suoi vestiti sono eteree, sexy e fiere di dimostrarlo al mondo. Gli abiti sartoriali che realizza hanno il pregio di un'eccellente manifattura, progettati ad arte per conformarsi al corpo femminile, unica ragione d'essere della moda. Perché a cambiare sono le generazioni di donne, non certo, parole del Keiser, quelle degli abiti che le donne finiscono per indossare.

Karl Lagerfeld: il Keiser della moda più famoso di sempre

Pungente, misterioso e intransigente, non perdeva mai occasione per far mostra della sua originalità di pensiero, spesso con frecciate sul mondo della moda e dei trend divenute memorabili. Dei tatuaggi gli capitò di dire "averli è come avere sempre addosso un abito di Pucci". E d'altronde, Karl non si è mai fatto scrupolo di inseguire il consenso del pubblico e non ha mai cercato di accattivarsi le simpatie dei Big della moda. Ha sempre agito in controtendenza, ispirato da un percorso personale.

Dalla moda all'arte alla lettura: una passione culturale a 360°

La sua biblioteca personale conta più di 300mila volumi. Non per questo il Keiser smise mai di considerarsi "ziemlich kultiviert", abbastanza colto, un understatement che lo stilista amava tanto sfruttare per autoregolamentare il proprio genio.

Lettore appassionato di Nietzche, al punto da pubblicarne l'opera omnia nella propria casa casa editrice riservata ad accademici e intenditori, e di una montagna di classici intramontabili: da Mann a Wilde alla sua adorata Virginia Woolf. D'altronde, per essere geni e innovatori in un settore bisogna abbeverarsi al maggior numero di fonti possibile. E quale fonte più dolce e ricca e fascinosa di un libro, per capire come descrivere il mondo e gli uomini attraverso i lievi e delicati tratti di un pennino?

Un'attività costante e febbrile, che però il Kaiser si è sempre rifiutato di considerare una professione: "Io non lavoro, non scherziamo! Lavoro è quello di chi va ogni mattina a fare una cosa che nongli piace. Io ho la fortuna di fare quello che amo, e di farlo nelle migliori condizioni".

 

Consigliati