La società cashless | Ecommerce Guru

Non siamo così lontani da una società cashless.

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Secondo un docente del KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma, il Paese ci arriverà in almeno 20 anni, ma in Danimarca è stata già fatta una proposta per esautorare alcune attività commerciali dall’obbligo di accettazione di denaro contante.

La proposta del Governo danese, che non sembra al momento incontrare particolari resistenze, mira ad attuare già dal gennaio 2016 questo grande passo in favore delle transazioni di denaro virtuali.

Le tipologie di attività considerate sono negozi di abbigliamento, distributori di benzina e ristoranti, per un passaggio incentivato da segnali importanti quali ad esempio le statistiche che evidenziano 1.8m di persone, su una base nazionale di 5.6m, che utilizzano MobilePay, un’applicazione per smartphone che permette di trasferire somme di denaro a persone e negozi.

Non c’è da stupirsi che questa scelta futuristica venga da un paese come la Danimarca, che con Svezia e Finlandia è ai livelli più alti di pagamenti effettuati tramite carte di credito.

La migrazione verso una Cashless Society ha giovato di questa spinta del Governo soprattutto perché porterebbe alcuni vantaggi in termini economici, dal momento che la gestione della valuta fisica si sta rivelando troppo dispendiosa per le implicazioni delle dovute misure di sicurezza.

A dare legittimità a tale passaggio è il fatto che tra i danesi il pagamento in contanti sia effettivamente meno popolare, anche se chiaramente ancora il più utilizzato, rispetto a quello tramite carte di credito o dispositivi mobili che, come abbiamo avuto modo di argomentare, fa anche risparmiare molto tempo durante gli acquisti nei negozi.

Certo questo scenario futuro presenta alcune criticità.

Aumenterebbero ulteriormente i casi di frode elettronica, che secondo lo Swedish National Council for Crime sono passati da circa 3,304 nel 2000 a ben 20,000 nel 2011, e verrebbero danneggiate le realtà più piccole, sia tra i compratori che tra i venditori.

Per il primo problema la Danske Bank, il più grande istituto finanziario danese, nonché proprietario di MobilePay, ha fatto in modo che all’utilizzo dell’applicazione venisse associata una firma digitale, la quale funziona come un numero di sicurezza univoco.

Le insidie segnalate dalla Svezia indicano anche la necessità di ottimi sistemi di backup d’emergenza, nonché i problemi che potrebbero nascere nel momento in cui tali transazioni venissero ostacolate dalla mancanza di corrente, da malfunzionamenti dei sistemi elettronici o da attacchi di hacker.

Per questi motivi non sarà semplice abituare tutti all’abbandono dell’unico metodo di pagamento davvero sicuro, la buona vecchia modalità cash.

In Svezia è molto attivo in merito il movimento PRO, l’organizzazione nazionale dei pensionati, a testimoniare come siano i soggetti meno ricettivi alle nuove tecnologie i più reticenti a tale cambiamento. Il problema includerebbe anche le persone con disabilità, infatti in Danimarca la proposta prevede che la possibilità di rifiutare contanti non sia applicata a realtà come supermercati, istituti sanitari e odontoiatrici, farmacie e uffici postali.

Il documento presentato al KTH evidenzia come i maggiori vantaggi sarebbero ottenuti da banche e istituti di credito, che, in una situazione di divisione demografica che vede anche una mancata presa di posizione da parte del Governo, hanno il coltello dalla parte del manico per gestire a piacimento tale passaggio; lo shift scuoterebbe maggiormente le piccole attività, ma le stesse gioverebbero della concorrenza che si creerebbe tra i promotori di queste modalità di pagamento, con il conseguente abbassamento dei costi di gestione.

In ogni caso almeno in Svezia i tempi sono ancora lunghi, se si pensa che verranno messe in circolo nuove banconote tra l’anno corrente e il 2016, le quali se avessero lo stesso ciclo di vita del lotto precedente potrebbero durare anche fino al 2045.

Non ci resta che aspettare di vedere come andrà a finire in Danimarca, ponendoci due domande sulla direzione nella quale si sta muovendo il commercio in Europa.