Una vita per il design: il caso di Philippe Starck

Una vita per il design: il caso di Philippe Starck

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Una vita per il design: il caso di Philippe Starck. "Ognuno di noi è il designer di se stesso" è una formula ricorrente nel vocabolario di Philippe Starck, il quale ancora oggi è considerato il numero uno dei designer europei, nonché una delle personalità più carismatiche e influenti della storia recente. Secondo le parole di Philippe, al giorno d'oggi i designer sono fin troppi, mentre un tempo, tre o quattro nomi erano sufficienti perché dal loro lavoro scaturissero imponenti lavori e progetti e produzioni di qualità somma.

Gli inizi

Philippe Starck nasce il 18 gennaio 1949 a Parigi. Ancora studente, crea una società di strutture gonfiabili finanziata dall'attore francese Lino Ventura. La sua formazione è per la maggior parte da autodidatta, qualità che Starck riconosce come essenziale. Da suo padre riceve l'insegnamento che il mestiere più bello e appagante al mondo è il mestiere creativo. Creatività e fantasia sono fondamentali per stare bene con se stessi e realizzare ciò che si sente di voler realizzare. E Philippe è già del tutto persuaso circa il mestiere che lo impegnerà per tutta la vita: il designer.

La svolta

Nel 1982 il giovane Starck realizza l'arredamento di alcune stanze degli appartamenti privati del Presidente Mitterrand, al Palazzo dell'Eliseo. Ed è in questo periodo che comincia a sviluppare il famoso concept di "democratic design". I progetti si susseguono uno dopo l'altro con una costanza e una professionalità davvero rimarchevoli: pezzi d'arredo, musei, profumi, smartphone, ristoranti, hi-tech. I lavori di Starck sono leggeri, molto economici in rapporto alla qualità del materiale utilizzato e al consumo degli stessi.

Una vita per il design: il caso di Philippe Starck

Philippe Starck non ama il design. E nemmeno lo odia, naturalmente. Il suo giudizio levita in una zona di mezzo all'interno della quale nulla è totalmente definito. Starck ha dedicato la sua vita al design, principalmente perché, a detta sua, questo era l'unico mestiere che sapesse fare. Per quanto egli consideri più rilevanti di esso altri tipi di attività e discipline (dalla poesia, alla musica, alla scienza, alla politica), il design è sempre stato la sua passione, il suo punto di riferimento, il suo porto sicuro, la sua vita. Ecco perché Philippe non si è mai stancato di spostare i paletti di ciò che si poteva fare sempre un po' più in là rispetto a quanto stabilito e canonizzato. È stato il primo designer a dimostrare che i materiali sintetici sono tanto nobili e pregiati quanto quelli naturali, se sfruttati come si conviene.

Il design deve guardare al futuro

Non manca, nella visione creativa di Starck, un piccolo spazio per le polemiche, in riferimento al panorama del design attuale. Al momento, secondo Philippe, il passato è il vero e principale focus creativo del design. Non ci si ispira al progresso e alla speranza nel futuro, ma si rimane invischiati nella celebrazione stantia di un tempo passato che ormai ha già detto tutto di se stesso. Trionfano il vintage e lo stile retrò, ma il grip sul futuro e sulle varie innovazioni in campo tecnologico e scientifico è ancora piuttosto limitato.