Vendita e Valore: il doppio significato di Vendere di più

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Imparare ogni giorno, saper lavorare in gruppo e affrontare i cambiamenti.

Mario Del Corso, co-fondatore di V+, ci svela i valori su cui basarsi per raggiungere il successo, raccontando in questa intervista esclusiva a Ecommerce Guru come sia riuscito a trasformare "Vendere di +" nella rivista più letta sia dagli addetti alla vendita, che dai Manager di grandi aziende. 

"Vendere di più" è nato su carta ed ha raggiunto la massima espansione attraverso il canale digitale grazie anche alla collaborazione con l’Ecommerce Agency Jusan Network, la quale ha seguito il progetto fin dalle sue origini ed ha offerto la sua competenza per la creazione della grafica e per lo sviluppo della parte web.

1. V+, il primo magazine sulla vendita in Italia. Succedeva nel 2009: che cos’è V+ oggi?

DC. V+ è sorto come strumento di informazione, formazione e motivazione continua per le attività collegate alla professione della vendita. In Italia non c’era uno strumento così. Volevamo uno stile pragmatico, uno spazio per chi la vendita la conosce perché la pratica. Insomma, poca teoria e più consigli operativi.

V+, oggi, è ancora questo, con alcune “aggiunte”: da rivista si è trasformata in community, con la condivisione di articoli e il contatto quotidiano con i lettori anche sul sito venderedipiu.it, su una app e sui social.

E soprattutto dentro la V di V+ c’è ancora la Vendita, ma c’è anche il Valore: vogliamo dare sempre più Valore ai contenuti e alle varie iniziative, per dare, di conseguenza, più valore a questa professione.

2. Quali sono state le scelte necessarie per far evolvere un progetto come il vostro? Il cambio degli scenari di mercato ha richiesto un cambio nel vostro lavoro o nella scelta dei contenuti?

DC. Più valore” significa darsi degli obiettivi non sempre facili da raggiungere, ma necessari: significa più dati aggiornati, significa più approfondimenti, più scenari di mercato e analisi più dettagliate. Significa non fermarsi a una informazione generalizzata e poco efficace. Questo deve dare una rivista specializzata.

In questi sei anni ci è stato chiesto di seguire tutte le evoluzioni delle professioni della vendita, da quella culturale (la preparazione) a quella tecnologica. Pensiamo solo che V+ è nato sulla carta, poi è diventato digitale e adesso è una app. Era una richiesta del mercato dei nostri lettori e ci ha fatto piacere assecondarla e offrire V+ in una veste nuova.

Poi le aziende: con V+ oggi entriamo nelle aziende e diventiamo parte dei loro progetti di formazione. Certo è un target diverso rispetto a quello iniziale – il venditore o l’agente agli inizi o senior – sicuramente di più ampio respiro, con argomenti che, dai fondamentali della vendita, si sono ampliati sempre di più: management e supervisione dei gruppi di lavoro, fondamentali del business, prospettive di mercato.

3. Oggi chi è il lettore tipo di V+?

DC. Come dicevo, V+ “nasce” come magazine rivolto agli addetti alla vendita, ma nel tempo è cresciuto nel suo valore editoriale e oggi conta un target più ampio, con maggioranza di figure senior. Lo abbiamo scoperto grazie anche a una serie di sondaggi effettuati negli scorsi mesi.

Il contenuto formativo erogato quindi va oltre i “fondamentali”, per sviluppare tematiche utili alla crescita professionale in senso manageriale. Vedi la serie dedicata a come selezionare e affiancare i propri collaboratori, ad esempio.

4. In che modo costruite i rapporti con le aziende e queste come rispondono?

DC. Il rapporto con le aziende è una parte molto importante delle attività di V+. La maggiore readership (termine inglese che indica chi legge una rivista) ci viene dalla versione digitale pdf, e in massima parte da abbonamenti proprio con grandi aziende come Generali Italia e Wind, che lo distribuiscono internamente e alle loro reti attraverso le piattaforme aziendali. Concretamente, V+ viene proposto nell'ambito della loro proposta formativa, nelle rispettive Aree o Academy.

Sommando carta e pdf, abbonati classici a quelli aziendali, il magazine negli ultimi due anni ha una readership stimata di circa 16 mila lettori.

5. In perfetto stile V+, quali sono i tre consigli che darebbe a chi sta leggendo l’intervista?

DC. Primo, coltivare la continuità. Ho sperimentato con V+ e nel mio lavoro che i cambiamenti buoni vengono dal miglioramento continuo, e il miglioramento continuo è frutto dell’apprendimento quotidiano. Piccoli passi, tutti i giorni. L’importante è non rimanere fermi, che nella vendita equivale a tornare indietro.

Secondo, non disimparare mai a lavorare in gruppo. Chi fa questo mestiere, magari dopo tanti anni, ha la tendenza ad “arrangiarsi”, perché “si fa prima” e si pensa di avere meno scocciature. Ma non c’è niente di più necessario del confronto e del rapporto con i collaboratori. Soprattutto, non si è mai abbastanza bravi a fare squadra. Ogni giorno si impara a essere compagni di lavoro migliore. Non si può negare che sia così.

Terzo, liberarsi della nostalgia del passato. Intendo la nostalgia per i vecchi sistemi, i vecchi modelli di vendita, i “mi trovavo meglio a fare così”. I cambiamenti non sono mai facili da affrontare, ma dalla mia esperienza posso dire che arrivano sempre al momento giusto. Rifiutarli crea solo difficoltà, per noi stessi e per il gruppo. Consiglio di fare un bel respiro, prendersi il tempo di guardare le cose da un’altra prospettiva, confrontarsi e provare a muoversi in modo diverso. Ci accorgeremo che il cambiamento tanto temuto ci farà soltanto bene!