
Per trent’anni abbiamo progettato siti per le persone. Layout pensati per l’occhio umano, copy scritto per convincere, pulsanti dimensionati per il pollice. Da qualche mese quella premessa non regge più, almeno non da sola.
Il 3 giugno 2026 Cloudflare ha registrato un sorpasso che il suo stesso CEO aveva previsto per fine 2027: le richieste automatiche hanno superato quelle umane sul traffico web HTML. Non parliamo dei vecchi crawler dei motori di ricerca, ma di una categoria nuova: agenti AI che navigano al posto di una persona, aprono pagine, compilano moduli, confrontano opzioni e in alcuni casi completano transazioni.
E adesso arriva la parte operativa. Il 15 settembre 2026 Cloudflare cambia le impostazioni predefinite su come questi bot accedono ai siti. Se il tuo ecommerce passa da Cloudflare, e statisticamente è probabile, vale la pena capire cosa succede prima che succeda.
Il sorpasso: 57,5% di traffico automatico contro 42,5% di esseri umani
I dati di Cloudflare Radar, che monitora il traffico di circa un quinto dei siti web mondiali, indicano richieste automatiche al 57,5% del traffico HTML, contro il 42,5% generato da persone. È la prima volta nella storia di internet che il rapporto si inverte.
Il report State of AI Traffic 2026 di HUMAN Security stima una crescita del traffico agentico intorno al 7.851% su base annua. Percentuali di quella grandezza vanno lette con prudenza, perché partono da basi minuscole, ma la direzione è inequivocabile.
Per un ecommerce la conseguenza immediata non è filosofica, è contabile. Una quota crescente delle tue sessioni non corrisponde a un potenziale cliente che sta guardando la tua vetrina. È un software che sta leggendo il tuo catalogo per conto di qualcuno, e che quel qualcuno lo porterà, forse, a comprare da un’altra parte.
Cosa cambia il 15 settembre e perché riguarda anche chi non paga Cloudflare
Il 1° luglio 2026 Cloudflare ha rilasciato nuovi controlli sul traffico AI, disponibili su tutti i piani inclusa la versione gratuita. La novità vera, però, sono le impostazioni predefinite che scattano il 15 settembre.
Da quella data, per i nuovi domini che entrano su Cloudflare, i crawler di categoria Training e Agent saranno bloccati per default sulle pagine che mostrano pubblicità, mentre i crawler di categoria Search restano consentiti. La stessa modifica viene applicata a tutti i clienti del piano gratuito che non abbiano già modificato le proprie impostazioni entro quella data.
La logica dichiarata è semplice: la presenza di un annuncio segnala che il proprietario del sito voleva che su quella pagina arrivasse una persona, non un software. Chi non è d’accordo può intervenire dal pannello di controllo in qualsiasi momento, prima o dopo la scadenza.
Se il tuo ecommerce non ospita pubblicità, l’impatto diretto è limitato. Se invece hai un blog monetizzato, un magazine affiancato allo shop o pagine con retargeting display, la questione ti riguarda direttamente.
Search, Agent, Training: le tre categorie da imparare a distinguere
Il modello vecchio era binario: consenti oppure blocchi. Quello nuovo separa tre intenti diversi, ed è una distinzione che conviene interiorizzare perché la ritroverai ovunque nei prossimi mesi.
I crawler Search costruiscono indici per far trovare i tuoi contenuti. Bloccarli significa sparire dai risultati, quindi quasi mai è una buona idea.
I crawler Agent visitano una pagina perché un utente, in quel momento, ha chiesto qualcosa a un assistente AI. Sono traffico di intento, non di scraping massivo. Per un ecommerce sono la porta d’ingresso di quello che abbiamo raccontato parlando di agentic commerce e acquisti mediati dagli assistenti AI.
I crawler Training raccolgono contenuti per addestrare i modelli. Qui la scelta è legittima in entrambe le direzioni e dipende da quanto valore hai investito nei tuoi contenuti originali.
Il consiglio pratico, per un merchant, è quasi sempre lo stesso: consentire Search e Agent, decidere consapevolmente su Training.
La trappola dei crawler misti: bloccare l’addestramento può costarti Google
Qui c’è il dettaglio tecnico che rischia di fare più danni.
Alcuni operatori usano un solo bot per fare tutto: indicizzare, agire per conto dell’utente e raccogliere dati di addestramento. Cloudflare li chiama crawler misti e li valuta secondo tutte le politiche applicabili. In concreto: se decidi di bloccare la categoria Training, i crawler multiuso come Googlebot, Applebot e BingBot vengono bloccati anche se hai lasciato Search consentito.
Tradotto per chi vende online: una spunta messa d’istinto per proteggere i propri contenuti dall’addestramento può farti uscire dall’indice di Google. Non è uno scenario teorico, è il comportamento documentato del sistema.
Prima di toccare qualsiasi impostazione, vale la pena guardare le metriche di AI Crawl Control nel pannello Cloudflare per capire quali bot stanno effettivamente visitando il sito e con quale frequenza. Decidere sui dati costa un quarto d’ora, decidere a sensazione può costare un trimestre di traffico.
I tuoi analytics stanno già mentendo, e non te ne sei accorto
C’è un effetto collaterale meno visibile e più insidioso. Le metriche su cui basi le decisioni quotidiane sono state progettate assumendo che dietro ogni sessione ci fosse una persona.
Un agente che apre venti schede prodotto in otto secondi gonfia le pagine viste, comprime il tempo medio sulla pagina e distorce il tasso di rimbalzo. Un agente che raggiunge il carrello e poi si ferma perché serve un passaggio umano ti lascia un abbandono che non è un abbandono. Se stai ottimizzando le campagne su questi numeri, stai ottimizzando su rumore.
Non esiste ancora uno standard consolidato per separare le due popolazioni dentro GA4. Quello che puoi fare da subito è meno elegante ma funziona: segmentare per user agent noti degli assistenti AI, incrociare i log del server o del CDN con le sessioni registrate e trattare separatamente gli intervalli in cui i due dati divergono in modo evidente.
Il rischio che nessuno ti racconta: la prompt injection sulle tue pagine
Gli agenti che navigano il web leggono tutto il testo di una pagina come un’unica sequenza, senza distinguere in modo affidabile tra il contenuto informativo e istruzioni nascoste al suo interno. È il problema noto come prompt injection indiretta, e la documentazione ufficiale di Chrome per gli sviluppatori di agenti lo descrive come una superficie di attacco strutturale, non risolvibile una volta per tutte dentro il modello.
Per un ecommerce questo apre due fronti concreti. Il primo riguarda i contenuti generati dagli utenti: recensioni, domande e risposte, commenti. Se un attaccante inserisce istruzioni in una recensione, un agente che legge quella pagina potrebbe interpretarle come comandi. Il secondo riguarda il lato opposto: un tuo collaboratore che usa un browser agentico con la sessione autenticata del backoffice aperta espone il pannello di amministrazione a un rischio che con un browser tradizionale non esisteva.
La contromisura non è tecnologica ma organizzativa: moderare i contenuti utente prima della pubblicazione e stabilire una regola semplice per il team, cioè non tenere aperte sessioni amministrative mentre un agente lavora nello stesso browser.
Cosa fare prima del 15 settembre
Ecco la sequenza minima, nell’ordine giusto.
Verifica se il tuo dominio è su Cloudflare e su quale piano. Se sei sul piano gratuito e non hai mai toccato le impostazioni dei bot, il 15 settembre i default cambiano da soli.
Apri la sezione dei controlli sul traffico AI e guarda i dati prima di decidere, non dopo. Poi imposta consapevolmente le tre categorie, ricordando l’effetto dei crawler misti sul blocco della categoria Training.
Controlla se hai un file
robots.txt
che dice qualcosa di diverso dalle impostazioni del CDN, perché due configurazioni in conflitto producono comportamenti imprevedibili. Sul tema di cosa serva davvero per farsi leggere dalle AI, abbiamo già analizzato se llms.txt abbia senso per un ecommerce nel 2026, e la risposta è più sfumata di quanto raccontino i fornitori di tool.
Infine, guarda avanti. Rendere il catalogo leggibile dalle macchine non è solo difesa: è la precondizione per comparire nelle superfici conversazionali, come abbiamo visto analizzando l’Universal Commerce Protocol e il nuovo modo di acquistare online.
Il punto di fondo è che il traffico automatico non è più un’anomalia da filtrare. È diventato una parte strutturale del tuo pubblico, con regole di ingaggio diverse e strumenti di misurazione ancora immaturi. Chi decide adesso quali porte lasciare aperte lo fa con calma. Chi ci arriva a dicembre lo farà con il traffico che si muove e senza capire perché.
Fonti: Cloudflare Radar e blog Cloudflare (luglio 2026), comunicato stampa Cloudflare del 1° luglio 2026, HUMAN Security State of AI Traffic 2026, documentazione Chrome for Developers sulla sicurezza degli agenti.









