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Dazio UE da 3 euro sui pacchi extra-UE: cosa cambia per Temu, Shein e per chi vende online

Dazio UE 3 euro sui pacchi: cosa cambia nel 2026
Dazio UE 3 euro sui pacchi: cosa cambia nel 2026

Per oltre trent’anni, chi acquistava online da un negozio extra-UE con un valore dichiarato sotto i 150 euro non pagava alcun dazio doganale. Era la cosiddetta soglia “de minimis”, in vigore dal 1992, ed è stata per anni uno dei motori silenziosi dietro i prezzi stracciati di piattaforme come Temu, Shein e AliExpress. Dal 1° luglio 2026 quella soglia, almeno sul fronte dazi, è caduta.

Cosa prevede la nuova regola

Con il regolamento di esecuzione UE entrato in vigore a inizio luglio, ogni spedizione proveniente da un Paese extra-UE con valore fino a 150 euro è ora soggetta a un dazio forfettario di 3 euro. Non si tratta di una misura pensata esplicitamente per un singolo marchio: il testo normativo non cita Temu, Shein o AliExpress, ma si applica a qualunque vendita a distanza da Paesi terzi entro quella soglia di valore. Il fatto che colpisca in modo particolare l’ecommerce cinese è una conseguenza dei volumi: secondo i dati del Consiglio dell’Unione europea, le spedizioni di basso valore dirette nel mercato UE sono più che raddoppiate negli ultimi anni, con una quota altissima proveniente proprio dalla Cina.

Un dettaglio tecnico che in pochi avevano notato prima dell’entrata in vigore: il dazio non si applica una sola volta per pacco, ma per ogni categoria merceologica distinta contenuta nella spedizione, identificata dalla voce doganale. Un ordine con due magliette identiche paga 3 euro una sola volta; un pacco che mescola abbigliamento, accessori ed elettronica su righe di dichiarazione diverse può arrivare a pagare il dazio più volte.

In Italia, un ulteriore contributo nazionale da 2 euro per pacco era stato previsto in parallelo, ma è stato rinviato al 1° ottobre 2026 con apposito decreto-legge, quindi per alcuni mesi resta in vigore solo il dazio unionale da 3 euro.

Una misura transitoria, non definitiva

Il dazio forfettario da 3 euro è pensato come soluzione temporanea. Il regime resterà in questa forma fino al 1° luglio 2028, quando entrerà in funzione l’EU Customs Data Hub, la piattaforma digitale che permetterà di calcolare i dazi sul valore reale della merce, articolo per articolo, superando così sia la vecchia franchigia sia l’attuale forfait fisso.

Come stanno reagendo le piattaforme

I grandi marketplace extra-UE non sono rimasti a guardare. Diverse fonti giornalistiche segnalano che Shein ha ampliato la propria presenza in magazzini europei, ad esempio in Polonia, per spostare più merce nel territorio UE prima della vendita. Il meccanismo è semplice: se un bene è già stato immesso in libera pratica in uno Stato membro, la consegna successiva verso un altro Paese UE non genera una nuova importazione soggetta al dazio. AliExpress ha invece iniziato a mostrare in modo più esplicito, al momento del pagamento, dazi e IVA già inclusi quando applicabili. Amazon, dal canto suo, evidenzia la quota crescente di spedizioni europee gestite tramite depositi già interni all’Unione.

Cosa significa per chi vende online in Italia

Per un ecommerce o un marketplace italiano, la novità ha più di una implicazione pratica:

  • Il vantaggio di prezzo dei grandi player asiatici si riduce, ma non scompare. Il dazio aggiunge un costo fisso relativamente contenuto: per ordini di valore molto basso l’impatto percentuale è comunque significativo, ma non ribalta da solo la competitività complessiva delle piattaforme extra-UE.
  • La localizzazione della logistica diventa un fattore competitivo. Chi vende (o compete) con merce già stoccata in un magazzino europeo evita il nuovo dazio sulle consegne successive: un argomento in più per valutare hub logistici in UE anche per volumi non enormi.
  • La trasparenza sui costi finali è ora un tema di fiducia del cliente. Mostrare in modo chiaro, già nel carrello, se un dazio si applicherà o meno evita l’effetto sorpresa al checkout, che in alcuni casi recenti ha fatto lievitare il costo doganale oltre il valore stesso del prodotto acquistato.
  • La riforma non riguarda l’IVA. Il canale IOSS per l’imposta sul valore aggiunto nelle vendite a distanza resta invariato: chi già lo utilizza non deve modificare quel meccanismo, che è distinto dal nuovo dazio doganale.

Il takeaway pratico

La fine della soglia de minimis non azzera il divario di prezzo tra Temu, Shein e i player europei, ma introduce per la prima volta un costo strutturale che erode parte del vantaggio competitivo costruito su spedizioni dirette dalla Cina. Per chi vende online in Italia, il periodo tra ora e il 2028 quando arriverà il calcolo dei dazi sul valore reale della merce è la finestra utile per ripensare la propria strategia logistica e di prezzo, senza dare per scontato che la partita sui costi di importazione sia già chiusa.

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Manager eclettico, dopo 15 anni di consulenza IT in Italia e all’estero per importanti aziende italiane e multinazionali, fonda la web agency Jusan Network. La storia della Jusan Network inizia nel 2005 con un’ampia visione strategica nel campo del IT e della Digital Transformation. Nel corso degli anni si è sempre più focalizzata nello sviluppo di e-commerce e nella comunicazione digitale diventando un punto di riferimento importante per Istituzioni Nazionali e Internazionali, Enti Governativi e multinazionali. Oggi all’avanguardia anche per quanto riguarda discipline come Graphic Design, Branding, Web Marketing, Social Media Marketing, Content Marketing, sviluppo e strategie SEO, formazione e organizzazione d’eventi. Insieme a EcommerceDay e EcommerceGuru, l’innovativo magazine online dedicato al commercio elettronico, punto di riferimento importante per chi vuole dedicarsi alla vendita online, Samuele Camatari crea l’Accademia dell’eCommerce, una scuola che offre numerosi corsi di formazione sul web marketing e sulla vendita online. Samuele Camatari è Presidente Turinin, docente IED, Enaip e formatore del top management di importanti aziende italiane.