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La guida ufficiale di Google per l’AI: cosa serve davvero per apparire nelle risposte generative

Guida ufficiale Google sull'AI: cosa serve davvero
Guida ufficiale Google sull'AI: cosa serve davvero

Da quando le risposte generate dall’intelligenza artificiale sono entrate stabilmente nei risultati di ricerca, attorno a GEO e AEO si è creato un mercato di consulenze, guide e “best practice” spesso contraddittorie. Nel 2026 Google ha deciso di intervenire direttamente, pubblicando la sua prima guida ufficiale sull’argomento e, un mese dopo, un chiarimento ancora più diretto su uno dei punti più discussi: il file llms.txt.

Cosa ha pubblicato Google e quando

Il 15 maggio 2026 Google ha rilasciato, all’interno di una nuova sezione dedicata di Search Central, una guida intitolata all’ottimizzazione dei siti per le funzionalità di intelligenza artificiale generativa nella ricerca. Un mese dopo, il 15 giugno 2026, ha aggiunto una sottosezione specifica per rispondere a un equivoco diffuso tra chi si occupa di SEO: se serva o meno creare un file llms.txt per essere citati nelle risposte AI.

La posizione di Google è netta: non è necessario creare file leggibili dalle macchine, testi dedicati all’AI, markup speciali o file Markdown per comparire nella Ricerca Google, incluse le sue funzionalità generative, perché Google Search semplicemente non li utilizza. Questo non significa che mantenere un file llms.txt sia dannoso: Google chiarisce che tenerlo per altri servizi o sistemi che lo utilizzano non danneggia né aiuta il posizionamento su Google, che lo ignora del tutto.

Un chiarimento, non un cambio di rotta

Vale la pena sottolineare un aspetto: questa non è una novità nel senso stretto del termine. Google non ha mai utilizzato llms.txt come segnale di posizionamento, quindi non c’è stato alcun ribaltamento improvviso. Si è trattato piuttosto di un intervento di chiarezza, reso necessario dal fatto che voci imprecise sull’argomento circolavano ormai da tempo tra professionisti e fornitori di servizi SEO.

Un’ulteriore revisione della guida, arrivata due giorni dopo, ha ammorbidito leggermente il tono iniziale: Google ha specificato che la propria indicazione riguarda esclusivamente la Ricerca Google, riconoscendo implicitamente che esistono altre piattaforme di ricerca basate su intelligenza artificiale generativa per cui le logiche possono essere diverse. Non è un dettaglio da poco per chi si occupa di ecommerce: significa che un file come llms.txt può comunque avere un senso se l’obiettivo è essere letti da assistenti come Perplexity o Claude, anche se resta irrilevante per Google.

Cosa conta davvero, secondo Google

Al netto delle smentite su file e markup speciali, la guida ufficiale ribadisce che i fattori che pesano per la visibilità nelle funzionalità AI di Google restano, in larga parte, gli stessi della SEO tradizionale ben fatta:

  • Contenuti che non si limitano a ripetere informazioni generiche. Pagine che aggiungono un punto di vista, dati originali o un’analisi utile hanno più probabilità di essere riprese rispetto a contenuti duplicati o commodity.
  • Salute tecnica del sito. Velocità di caricamento, indicizzabilità, assenza di errori di scansione: gli stessi controlli tecnici che da anni fanno parte di un audit SEO serio.
  • HTML semantico. Una struttura di pagina chiara, con titoli, paragrafi e liste organizzati correttamente, aiuta tanto un lettore umano quanto un sistema che deve estrarre informazioni per sintetizzare una risposta.
  • Dati strutturati per i rich result. Lo schema markup resta utile per generare risultati arricchiti nei risultati di ricerca classici, anche se come emerso da diverse analisi indipendenti nel corso del 2026 non garantisce da solo un aumento delle citazioni nelle risposte AI.

Cosa significa per chi gestisce un ecommerce

La sintesi pratica per un negozio online è che non esiste una scorciatoia tecnica per “hackerare” la visibilità nelle risposte AI di Google. Il tempo speso a inseguire l’ultima tattica emergente un file speciale, un markup esotico, un formato alternativo è spesso tempo sottratto al lavoro che Google stesso conferma essere quello che conta: contenuti di qualità, struttura tecnica solida e dati strutturati usati correttamente.

Questo non significa ignorare del tutto strumenti come llms.txt: se una parte rilevante del proprio pubblico scopre i prodotti tramite assistenti diversi da Google, può avere senso valutarne l’adozione per quei canali specifici. Ma va inquadrato come un’attività aggiuntiva e mirata, non come il fondamento di una strategia GEO/AEO per un ecommerce.

Il takeaway pratico

Quando arriva un’indicazione diretta dalla fonte in questo caso Google stessa vale la pena aggiornare le proprie priorità di conseguenza. Per un ecommerce, questo significa continuare a investire in contenuti utili e originali, in una struttura tecnica solida e in dati strutturati pertinenti, senza lasciarsi distrarre da soluzioni presentate come risolutive che, almeno per la Ricerca Google, non hanno alcun effetto misurabile.

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Manager eclettico, dopo 15 anni di consulenza IT in Italia e all’estero per importanti aziende italiane e multinazionali, fonda la web agency Jusan Network. La storia della Jusan Network inizia nel 2005 con un’ampia visione strategica nel campo del IT e della Digital Transformation. Nel corso degli anni si è sempre più focalizzata nello sviluppo di e-commerce e nella comunicazione digitale diventando un punto di riferimento importante per Istituzioni Nazionali e Internazionali, Enti Governativi e multinazionali. Oggi all’avanguardia anche per quanto riguarda discipline come Graphic Design, Branding, Web Marketing, Social Media Marketing, Content Marketing, sviluppo e strategie SEO, formazione e organizzazione d’eventi. Insieme a EcommerceDay e EcommerceGuru, l’innovativo magazine online dedicato al commercio elettronico, punto di riferimento importante per chi vuole dedicarsi alla vendita online, Samuele Camatari crea l’Accademia dell’eCommerce, una scuola che offre numerosi corsi di formazione sul web marketing e sulla vendita online. Samuele Camatari è Presidente Turinin, docente IED, Enaip e formatore del top management di importanti aziende italiane.