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Resale moda: il mercato vale 27 miliardi, i brand ne vedono solo una fetta

Resale moda 2026: il mercato cresce, i brand restano fuori
Resale moda 2026: il mercato cresce, i brand restano fuori

Il second hand non è più il rifugio di chi cerca solo un affare: in Italia è diventato un comportamento di consumo diffuso, che coinvolge oltre sei persone su dieci. Ma dietro questa crescita si nasconde un paradosso che riguarda da vicino chi vende moda online: il valore del mercato dell’usato aumenta, mentre la fetta che ne arriva ai brand resta minima. Capire perché — e cosa sta cambiando nel 2026 — è utile per chiunque gestisca un ecommerce di abbigliamento.

Un mercato che non è più nicchia: i numeri del second hand in Italia

Secondo l’ultima rilevazione dell’osservatorio Second Hand Economy (Ipsos Doxa per Subito), il 65% della popolazione italiana ha comprato o venduto oggetti usati nel 2025, per un totale di 28,2 milioni di persone coinvolte e un valore economico complessivo di 27,2 miliardi di euro, di cui circa 14,4-14,7 miliardi generati online. Ristretto alla sola moda, il mercato del resale italiano avrebbe superato il miliardo di euro di transato annuo, con una crescita a doppia cifra anno su anno, mentre il mercato del primo acquisto si stabilizza. Piattaforme come Vinted (particolarmente diffusa sotto i 35 anni), Vestiaire Collective (specializzata nel vintage di lusso, con autenticazione esperta sopra i 500-1.000 euro) e Depop (più legata alla fascia più giovane e alla creator economy) hanno reso l’acquisto di un capo usato un’abitudine quotidiana, non più un’eccezione.

Perché i brand restano fuori dal ricavo

Qui si trova il nodo centrale: quando un capo viene rivenduto tra privati su una piattaforma di resale, il marchio che lo ha originariamente prodotto perde tre cose insieme — la relazione diretta con il cliente, il controllo sul prezzo di rivendita, e spesso anche il dato su chi sta effettivamente indossando (o rivendendo) i propri prodotti. Il valore economico del capo continua a circolare, ma esce completamente dal perimetro del brand. Per un ecommerce di moda, questo significa che una parte crescente della vita del prodotto — e della relazione col cliente finale — avviene oggi su piattaforme terze, senza alcuna visibilità.

La svolta normativa: stop alla distruzione degli invenduti

Il quadro regolatorio europeo sta accelerando proprio in questa direzione. Dal 19 luglio 2026 è entrato in vigore, per le grandi imprese, il divieto europeo di distruggere i capi di abbigliamento invenduti: un provvedimento che sposta la gestione del fine vita del prodotto da un problema logistico a un tema di strategia commerciale. Se un capo non puoi più distruggerlo, la domanda diventa: lo rivendi tu, magari attraverso un canale di resale gestito direttamente, oppure lasci che lo faccia qualcun altro al posto tuo, guadagnandoci lui?

Il passaporto digitale di prodotto: la chiave per rientrare nel giro

Lo strumento su cui si sta concentrando l’attenzione del settore è il passaporto digitale di prodotto (Digital Product Passport), un identificativo digitale associato al singolo capo che ne traccia materiali, provenienza e storico. Per un brand, avere questa tracciabilità significa poter riconoscere il proprio prodotto anche alla seconda o terza vendita, offrire programmi di buyback o certificazione dell’autenticità, e — soprattutto — riprendere un minimo di visibilità su una parte del ciclo di vita del prodotto che oggi sfugge quasi del tutto.

Cosa può fare, fin da subito, un ecommerce di moda

Non serve aspettare l’obbligo normativo generalizzato per muoversi. Alcune azioni sono già alla portata di un ecommerce di moda di medie dimensioni:

  • Valutare un canale di resale proprietario o in partnership (invece di lasciare che il capo venda solo su piattaforme terze), anche solo per le referenze a maggior valore.
  • Introdurre un’etichetta o un QR code che rimandi a informazioni verificabili su materiali e provenienza, ponendo le basi per un futuro passaporto digitale.
  • Comunicare in modo chiaro ai clienti l’esistenza di programmi di reso, riparazione o rivendita assistita, trasformando la fine del primo ciclo di vita del prodotto in un punto di contatto, non in un vuoto.

Il resale della moda non è più una tendenza di nicchia da osservare da lontano: è già una seconda economia del prodotto, alimentata da domanda reale, piattaforme consolidate e ora anche da una normativa che spinge nella stessa direzione. Chi riesce a restare presente in questa seconda vita del prodotto, invece di scomparire dopo la prima vendita, guadagna oggi un vantaggio competitivo difficile da recuperare in un secondo momento.

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Angelica Maftei: dalla finanza alla leadership nell'e-commerce Un percorso formativo e professionale internazionale Laureata in Economia, Angelica Maftei inizia la sua carriera nel settore finanziario presso la Directia Generala a Finantelor Publice si Controlului Financiar de Stat Romania (oggi ANAF, equivalente al MEF in Italia). Successivamente, prosegue il suo percorso presso il Ministero della Difesa Nazionale in Romania, dimostrando da subito le sue capacità organizzative e analitiche. Spinta dal grande sogno di un’esperienza internazionale, si trasferisce in Italia, dove avvia una brillante carriera in Jusan Network, ricoprendo ruoli di responsabilità sempre più rilevanti e diventando una figura di riferimento nell'ecosistema dell'e-commerce e della formazione digitale. Il contributo a EcommerceGuru e agli eventi della EcommerceCommunity Dal 2010, Angelica Maftei coordina il team editoriale di EcommerceGuru.it, piattaforma di riferimento per professionisti e aziende, contribuendo attivamente alla creazione di contenuti di valore e scrivendo articoli su tematiche di innovazione, digitale ed e-commerce. È inoltre protagonista nell'ideazione e nella gestione di eventi di grande impatto come EcommerceWeek, una settimana dedicata alla formazione verticale sui temi del digitale, ed EcommerceTalk, un format live di domande e risposte con esperti del settore. Grazie alla sua visione e capacità organizzativa, questi eventi sono diventati appuntamenti imperdibili per la EcommerceCommunity. Leadership negli eventi della EcommerceCommunity e Accademia B2B Angelica coordina l’intera attività didattica della EcommerceCommunity e dell’Accademia B2B, gestendo con successo il Comitato Scientifico, la selezione degli speaker e la pianificazione dei programmi. Il suo impegno si estende alla gestione dei team operativi, alla supervisione logistica e alla creazione di partnership strategiche, garantendo un alto livello di qualità e coinvolgimento per tutti gli eventi. EcommerceDay: numeri e successi Angelica ha giocato un ruolo cruciale nel successo di EcommerceDay, uno degli eventi più influenti del settore, che vanta numeri straordinari: 11 edizioni, oltre 70.300 partecipanti, 320 speaker, 650 brand e istituzioni coinvolti e la partecipazione di 18 Paesi. Il suo contributo ha trasformato EcommerceDay in una piattaforma di innovazione e networking globale. Una filosofia di lavoro ispiratrice Per Angelica, il successo si basa su una solida collaborazione di squadra. Come lei stessa afferma: "Possiamo vincere qualsiasi sfida solo se tutti i membri del gruppo lavorano con lo stesso entusiasmo e per gli stessi obiettivi."