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ChatGPT ora fa provare i vestiti con un selfie, la prova virtuale è già attiva in Italia. Cosa cambia per gli ecommerce di moda

La prova virtuale di ChatGPT è attiva in Italia
Prova virtuale su ChatGPT: cosa cambia per la moda online

Dal 1° ottobre 2026 ChatGPT permette di vedere addosso un capo prima di comprarlo. OpenAI ha lanciato a livello globale la prova virtuale: nei risultati di shopping compare il pulsante «Try on» e, partendo da un selfie, l’assistente genera l’immagine del cliente con il vestito o l’accessorio scelto. La funzione è attiva anche in Italia, dove la prova virtuale di Google non è ancora disponibile. Per chi vende moda online cambia il punto in cui il cliente si fa un’idea del prodotto.

Con la prova virtuale di ChatGPT i vestiti si provano su un selfie

La prova virtuale di ChatGPT parte dai risultati di shopping: sulle schede di abbigliamento e accessori compare il pulsante «Try on», il cliente scatta o carica un selfie e ChatGPT Images genera l’immagine con il capo indossato. La foto resta salvata per le prove successive.

Secondo TechCrunch, che ha dato la notizia il 1° ottobre, si può usare anche una foto a figura intera, e la prova non è limitata ai prodotti proposti da ChatGPT: basta caricare l’immagine di un capo, per esempio lo screenshot di un altro sito, e chiedere di vederlo indossato. Le immagini sono generate con ChatGPT Images 2.5, il modello che secondo OpenAI produce luci più naturali e texture più ricche.

Insieme alla prova, OpenAI ha introdotto Favorites, che salva i prodotti nella Library di ChatGPT, anche divisi in cartelle. Nella presentazione l’azienda indica altri usi: descrivere uno stile, come un abito da cerimonia con scollo all’americana, e farsi proporre i capi corrispondenti, oppure ricreare look visti sui social. L’acquisto, precisa OpenAI, avviene sul sito del commerciante.

La platea è ampia: secondo OpenAI, ChatGPT supera 1,2 miliardi di utenti alla settimana, e molti lo usano già per orientarsi negli acquisti.

Dal 1° ottobre la prova virtuale di ChatGPT è attiva anche in Italia

La prova virtuale di ChatGPT è disponibile in Italia dal 1° ottobre 2026, perché OpenAI l’ha lanciata a livello globale su web e app. Per i clienti italiani è una novità concreta: la funzione analoga di Google non è attiva in nessun Paese dell’Unione europea.

Nella guida per i commercianti, consultata il 19 ottobre 2026, Google elenca diciotto Paesi in cui la sua prova virtuale è disponibile, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Brasile, Giappone, India e Messico. Nessuno fa parte dell’Unione.

Il contesto italiano spiega perché la novità conta per chi vende moda. Secondo Eurostat, nel 2024 abbigliamento, scarpe e accessori sono stati gli acquisti online più frequenti nell’Unione, fatti dal 45% degli utenti di internet nei tre mesi precedenti l’indagine. L’Italia, con il 60% di utenti che comprano online, era tra i Paesi con la quota più bassa. Uno strumento che aiuta a immaginare il capo addosso può incidere sui dubbi di chi compra moda online, ma l’effetto va ancora misurato: OpenAI non ha diffuso dati sull’uso della funzione né sulle vendite.

ChatGPT e Google seguono due strade diverse per la prova virtuale

ChatGPT e Google offrono la stessa idea con regole diverse. ChatGPT include gli accessori, è stata lanciata a livello globale e accetta anche immagini di altri siti; Google limita la prova a scarpe, maglie, pantaloni e abiti, la riserva ai risultati non sponsorizzati e la offre in diciotto Paesi, nessuno nell’Unione europea.

Per i commercianti la differenza più concreta riguarda la pubblicità. Google mostra il pulsante solo sui risultati organici della ricerca e della scheda Shopping, non sugli annunci: un prodotto sponsorizzato non si può provare. OpenAI precisa invece che i prodotti nei risultati di ChatGPT sono scelti in modo indipendente, non sono pubblicità e non dipendono da accordi commerciali, mentre gli annunci restano separati.

Cambia anche la fonte delle immagini. Google combina la foto dell’utente con le immagini del prodotto, comprese quelle trovate sui siti attraverso Google Immagini. ChatGPT parte dalle schede dei suoi risultati, costruite con i dati strutturati di fornitori diretti e di terze parti, oppure da qualunque immagine caricata dall’utente. Lingerie e costumi da bagno sono esclusi dalla prova di Google.

Google prevede l’esclusione dei prodotti, OpenAI non la documenta

Un brand può togliere i propri capi dalla prova virtuale di Google, mentre nella documentazione di OpenAI non c’è un’esclusione equivalente per ChatGPT. Su ChatGPT il brand può però intervenire sui dati con cui i suoi prodotti compaiono nei risultati.

Su Google l’adesione è automatica: chi ha un feed prodotti ed è idoneo alle schede gratuite partecipa senza fare nulla. Per uscire bisogna contattare l’assistenza dal Merchant Center; l’esclusione toglie il pulsante dalle proprie schede, ma non da quelle degli altri rivenditori che vendono lo stesso prodotto. I proprietari di un dominio, anche senza Merchant Center, possono chiedere con un modulo di escludere le proprie immagini.

Su ChatGPT il controllo passa dai dati. Per i negozi Shopify i prodotti sono già integrati tramite Shopify Catalog, senza interventi da parte del commerciante; gli altri possono candidarsi per inviare a OpenAI un feed prodotti diretto, in modo che ChatGPT mostri informazioni aggiornate. Resta fuori dal controllo dei brand la strada dello screenshot: qualunque cliente può caricare la foto di un capo visto altrove e chiederne la prova.

Le foto prodotto diventano decisive per la prova virtuale

La qualità della prova virtuale dipende dalle immagini del prodotto. Google lo scrive nella guida per i commercianti e indica come fotografare i capi; OpenAI non pubblica requisiti, ma la sua prova parte dalle schede dei prodotti, quindi foto chiare e complete restano la base.

Le indicazioni di Google sono le più dettagliate disponibili e possono valere come riferimento anche per ChatGPT:

  • immagini ad alta risoluzione, di almeno 512 per 512 pixel e idealmente da 1024 pixel in su;
  • un solo capo per immagine, mostrato per intero su un modello a figura intera;
  • modello rivolto in avanti, con le braccia lungo i fianchi;
  • dettagli non coperti da mani, borse o accessori;
  • capi stesi senza pieghe eccessive, maniche abbassate e cappuccio giù per felpe e maglie.

Per un brand italiano il primo passo è rivedere le schede dei capi più venduti, quelle che hanno più probabilità di comparire nei risultati e di essere provate. La diffusione delle foto prodotto generate dall’AI rende il tema più delicato: un’immagine che si allontana dal capo reale peggiora anche la prova virtuale del cliente.

Su taglie e vestibilità la prova virtuale non offre garanzie

La prova virtuale mostra l’aspetto di un capo, non la taglia giusta. OpenAI avverte che le immagini possono non rappresentare esattamente il prodotto né la persona e non garantiscono vestibilità o taglia, e invita a controllare misure, dettagli e politica di reso del commerciante prima di comprare.

Google dice lo stesso della propria funzione: l’immagine generata non indica la vestibilità, non suggerisce una taglia e non segnala le misure disponibili, e può contenere errori su forme del corpo e dettagli dei capi.

Ne deriva un’indicazione pratica. Il cliente che arriva da ChatGPT viene invitato dallo stesso assistente a verificare tabelle taglie e condizioni di reso sul sito del negozio: se queste informazioni sono incomplete o difficili da trovare, l’effetto della prova si perde proprio nel passaggio decisivo. Tabelle con le misure in centimetri, note sulla vestibilità e una politica di reso visibile dalla scheda diventano parte dell’esperienza iniziata nella chat. OpenAI non ha diffuso dati sull’effetto della prova virtuale sui resi.

Il selfie del cliente resta salvato nell’account ChatGPT

Il selfie usato per la prova virtuale non sparisce dopo l’uso: ChatGPT lo conserva come foto di riferimento per le prove successive. L’utente può sostituirlo o cancellarlo da Impostazioni, Personalizzazione, Foto di riferimento, come spiega la guida di OpenAI dedicata allo shopping.

Google, per la propria funzione, dichiara di non raccogliere né conservare dati biometrici, di non usare le foto delle persone per l’addestramento dei modelli e di non dare ai commercianti accesso alle immagini degli utenti. In entrambi i casi la gestione delle foto resta in capo alla piattaforma, perché la prova avviene fuori dal sito del negozio, anche se riguarda i suoi prodotti.

Diverso è il caso del negozio che pubblica nelle proprie schede o nelle campagne immagini generate con l’AI: lì vanno valutati gli obblighi di trasparenza analizzati nell’approfondimento su AI Act, chatbot e contenuti generati.

Con Favorites la scelta del capo si sposta dentro ChatGPT

Con Favorites la lista dei desideri esce dal sito del negozio. Il cliente salva i prodotti nella Library di ChatGPT, anche in cartelle, accanto alle immagini della prova virtuale, e torna a confrontarli in un secondo momento prima di andare sul sito del commerciante.

Per un ecommerce cambia una parte del percorso d’acquisto. La fase in cui il cliente restringe la scelta può svolgersi nell’assistente, dove ChatGPT confronta i venditori e mette in evidenza l’opzione più conveniente che conosce. Secondo la guida di OpenAI, quando più commercianti vendono lo stesso prodotto, l’elenco è ordinato in base a disponibilità, prezzo, qualità e al fatto di essere produttore o venditore principale.

Anche la presentazione del prodotto sfugge in parte al brand. ChatGPT può semplificare titoli e descrizioni, aggiungere etichette come «conveniente» e mostrare riassunti delle recensioni generati dal modello e non verificati da OpenAI. È un tema già emerso con le fonti citate da ChatGPT e, su un’altra piattaforma, con lo Shop the Look di Instagram.

Gli ecommerce di moda devono preparare catalogo e foto per l’AI

Il lavoro da fare riguarda tre aree: le foto dei capi più venduti, le informazioni su taglie e vestibilità e la politica di reso. Misure e condizioni di reso sono proprio ciò che OpenAI invita a controllare dopo la prova virtuale, e decidono se l’interesse nato nella chat diventa un ordine.

  1. Cercare su ChatGPT i propri dieci prodotti più venduti, provarli con il pulsante «Try on» e annotare come compaiono nome, prezzo, immagine e venditore.
  2. Sostituire le foto che rendono peggio con scatti frontali a figura intera e ad alta risoluzione, seguendo le indicazioni di Google.
  3. Pubblicare in ogni scheda tabelle taglie con misure in centimetri e note sulla vestibilità.
  4. Rendere la politica di reso raggiungibile direttamente dalla scheda prodotto.
  5. Per chi non usa Shopify, valutare la richiesta del feed prodotti diretto a OpenAI; per chi vende anche nei Paesi in cui è attiva la prova di Google, verificare l’adesione nel Merchant Center.

Sono interventi che migliorano le schede per tutti i clienti, anche fuori da ChatGPT.

Domande frequenti sulla prova virtuale di ChatGPT

La prova virtuale di ChatGPT è disponibile in Italia?

Sì. OpenAI ha lanciato la funzione a livello globale il 1° ottobre 2026 e la guida ufficiale la indica come disponibile su ChatGPT da web e da app. Il pulsante «Try on» compare sulle schede di abbigliamento e accessori nei risultati di shopping. La prova virtuale di Google, invece, non è ancora attiva in nessun Paese dell’Unione europea.

Si possono provare vestiti visti su altri siti?

Sì. Oltre ai prodotti proposti da ChatGPT, l’utente può caricare nella conversazione l’immagine di un capo o di un accessorio, per esempio lo screenshot di un altro sito, e chiedere di vederlo indossato. Per questo la prova virtuale può riguardare anche prodotti di negozi che non compaiono nei risultati di shopping dell’assistente.

Come si cancella la foto usata per la prova virtuale?

ChatGPT salva il selfie come foto di riferimento per le prove successive. Per sostituirlo o cancellarlo bisogna aprire Impostazioni, poi Personalizzazione e infine Foto di riferimento, selezionare la foto e scegliere se cambiarla o eliminarla. La procedura è descritta nella guida di OpenAI dedicata allo shopping in ChatGPT.

Un negozio può impedire che i suoi capi vengano provati su ChatGPT?

La documentazione di OpenAI non prevede un’esclusione dalla prova virtuale. Un negozio può intervenire sui dati dei propri prodotti, tramite Shopify Catalog o chiedendo un feed diretto, ma non può impedire a un cliente di caricare lo screenshot di un capo. Google, al contrario, consente di uscire dalla propria prova tramite il Merchant Center o un modulo dedicato.

La prova virtuale dice quale taglia comprare?

No. OpenAI precisa che le immagini generate non garantiscono vestibilità o taglia e invita a controllare le misure e la politica di reso del commerciante prima dell’acquisto. Anche Google avverte che la sua prova non indica la vestibilità e non suggerisce una taglia. Tabelle taglie chiare restano quindi indispensabili sulle schede prodotto.

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Angelica Maftei: dalla finanza alla leadership nell'e-commerce Un percorso formativo e professionale internazionale Laureata in Economia, Angelica Maftei inizia la sua carriera nel settore finanziario presso la Directia Generala a Finantelor Publice si Controlului Financiar de Stat Romania (oggi ANAF, equivalente al MEF in Italia). Successivamente, prosegue il suo percorso presso il Ministero della Difesa Nazionale in Romania, dimostrando da subito le sue capacità organizzative e analitiche. Spinta dal grande sogno di un’esperienza internazionale, si trasferisce in Italia, dove avvia una brillante carriera in Jusan Network, ricoprendo ruoli di responsabilità sempre più rilevanti e diventando una figura di riferimento nell'ecosistema dell'e-commerce e della formazione digitale. Il contributo a EcommerceGuru e agli eventi della EcommerceCommunity Dal 2010, Angelica Maftei coordina il team editoriale di EcommerceGuru.it, piattaforma di riferimento per professionisti e aziende, contribuendo attivamente alla creazione di contenuti di valore e scrivendo articoli su tematiche di innovazione, digitale ed e-commerce. È inoltre protagonista nell'ideazione e nella gestione di eventi di grande impatto come EcommerceWeek, una settimana dedicata alla formazione verticale sui temi del digitale, ed EcommerceTalk, un format live di domande e risposte con esperti del settore. Grazie alla sua visione e capacità organizzativa, questi eventi sono diventati appuntamenti imperdibili per la EcommerceCommunity. Leadership negli eventi della EcommerceCommunity e Accademia B2B Angelica coordina l’intera attività didattica della EcommerceCommunity e dell’Accademia B2B, gestendo con successo il Comitato Scientifico, la selezione degli speaker e la pianificazione dei programmi. Il suo impegno si estende alla gestione dei team operativi, alla supervisione logistica e alla creazione di partnership strategiche, garantendo un alto livello di qualità e coinvolgimento per tutti gli eventi. EcommerceDay: numeri e successi Angelica ha giocato un ruolo cruciale nel successo di EcommerceDay, uno degli eventi più influenti del settore, che vanta numeri straordinari: 11 edizioni, oltre 70.300 partecipanti, 320 speaker, 650 brand e istituzioni coinvolti e la partecipazione di 18 Paesi. Il suo contributo ha trasformato EcommerceDay in una piattaforma di innovazione e networking globale. Una filosofia di lavoro ispiratrice Per Angelica, il successo si basa su una solida collaborazione di squadra. Come lei stessa afferma: "Possiamo vincere qualsiasi sfida solo se tutti i membri del gruppo lavorano con lo stesso entusiasmo e per gli stessi obiettivi."