
A fine febbraio 2026 alcuni creator statunitensi si sono accorti di un pulsante che non avevano mai attivato. Sotto i loro post e reel era comparsa la scritta “Shop the Look”: toccandola, i follower vedevano una selezione di prodotti simili a quelli indossati o mostrati nel contenuto. Non erano i prodotti dei brand con cui quei creator collaboravano, e spesso non erano nemmeno prodotti che avevano mai visto.
Meta ha spiegato che si trattava di un test limitato, pensato per aiutare le persone a esplorare prodotti in linea con i loro interessi mentre guardano post e reel. Dopo le proteste, a marzo, alcuni creator hanno riferito di non vedere più la funzione sui propri profili, e ad oggi non risulta un lancio ufficiale né una disponibilità in Italia. Eppure vale la pena capirla, perché dice molto su dove sta andando il social commerce e su cosa dovrebbe cambiare nel modo in cui un brand italiano gestisce catalogo e collaborazioni.
Come funzionava Shop the Look su Instagram
Il meccanismo è semplice da descrivere. Un sistema di riconoscimento visivo analizza immagini e video, identifica i prodotti inquadrati e cerca articoli simili nei cataloghi che le aziende caricano su Meta. Al follower viene mostrato un pulsante che porta a quella selezione, e da lì l’algoritmo continua a proporre altri prodotti affini.
Tre dettagli emersi dalle cronache di Bloomberg, Puck e Digiday sono quelli che interessano chi vende. I prodotti arrivavano dai cataloghi aziendali, cioè dagli stessi feed che molti ecommerce collegano a Meta per le campagne e per Instagram Shopping. I creator non erano stati informati e non ricevevano commissioni sulle vendite generate. E secondo quanto riportato, nemmeno Meta tratteneva commissioni sui prodotti del test: l’obiettivo sembrava raccogliere dati sul comportamento degli utenti, non monetizzare subito.
Perché i creator si sono arrabbiati (e perché riguarda anche te)
La protesta più citata è quella di Julia Berolzheimer, creator moda con oltre un milione di follower, che ha scoperto la funzione solo quando un’utente gliel’ha segnalata. Il suo punto era chiaro: i follower venivano indirizzati verso imitazioni economiche e marchi sconosciuti, associati alla sua immagine e al suo nome. Un altro creator ha raccontato su Reddit che il pulsante suggeriva maglioni simili al pile che indossava, facendo pensare ai follower che avesse un accordo di affiliazione che non esisteva.
Per un brand il problema ha due facce.
La prima è la più evidente. Se paghi un creator per mostrare il tuo prodotto, e sotto quel contenuto la piattaforma propone alternative simili di altri venditori, parte del valore della collaborazione finisce ai concorrenti. È l’equivalente digitale di un commesso che, mentre il cliente prova il tuo cappotto, gli indica quello più economico nel negozio accanto.
La seconda è meno ovvia e può giocare a tuo favore o contro. Se il tuo catalogo è collegato a Meta, i tuoi prodotti possono diventare le alternative suggerite sotto i contenuti di altri, compresi creator con cui non hai alcun rapporto. Può portare visibilità, ma associa il tuo marchio a persone e contesti che non hai scelto, e a una percezione di “copia” che per un brand di qualità può essere un danno.
Non è un caso isolato: la direzione del social commerce
Shop the Look va letto insieme ad altre mosse. TikTok ha testato una funzione simile, “Find Similar”, che collega i contenuti a prodotti disponibili su TikTok Shop. Meta nel frattempo ha continuato ad allargare gli strumenti che trasformano i contenuti in punti vendita, dalla conversione degli annunci in formato catalogo all’espansione dell’affiliazione per i creator, di cui abbiamo scritto parlando di live ads, virtual card e affiliazione su Meta.
La logica è la stessa ovunque: ogni contenuto è una vetrina potenziale, e la piattaforma vuole decidere cosa ci va dentro. Per chi investe in collaborazioni con i creator, significa che il controllo su ciò che il pubblico vede attorno a un contenuto è destinato a ridursi, a meno che non sia negoziato e protetto.
Il catalogo Meta come asset da presidiare
Il primo lavoro pratico riguarda il catalogo che hai collegato a Meta. Se oggi alimenta annunci e tag prodotto, domani potrebbe alimentare anche funzioni di raccomandazione automatica che non controlli direttamente. Conviene quindi trattarlo come una vetrina pubblica e non come un file tecnico.
Controlla la qualità di immagini e titoli, perché un sistema di riconoscimento visivo abbina prodotti in base a ciò che vede e legge. Verifica le impostazioni di Commerce Manager e le notifiche di Meta sulle nuove funzioni, perché le novità arrivano spesso come test su pochi account prima di un annuncio. E tieni monitorati i contenuti che ti riguardano: se trovi i tuoi prodotti suggeriti sotto contenuti inappropriati, documentalo e segnalalo tramite i canali di supporto per le aziende.
Cosa scrivere nei contratti con i creator
La seconda leva è contrattuale, ed è quella su cui un brand ha più controllo. Molti accordi con i creator in Italia sono ancora scritti pensando a post e storie tradizionali, senza considerare cosa la piattaforma può aggiungere attorno al contenuto.
Alcuni punti da discutere con il tuo legale prima delle prossime collaborazioni, soprattutto in vista delle campagne di fine anno:
- Tag e link ammessi: stabilire quali tag prodotto e link di affiliazione il creator può inserire, e l’impegno a non attivare funzioni che associano prodotti terzi al contenuto, quando la piattaforma lo consente.
- Segnalazione tempestiva: l’obbligo di avvisarti se sotto un contenuto sponsorizzato compaiono suggerimenti automatici di prodotti concorrenti.
- Uso del contenuto come annuncio: se trasformi i contenuti del creator in annunci, per esempio con il Creator Marketing Hub di Meta, chiarire formati, durata e mercati.
- Trasparenza della collaborazione: l’indicazione corretta del rapporto commerciale resta obbligatoria, e il quadro europeo si sta stringendo, come spiegato nel pezzo sul Digital Fairness Act per chi vende con i creator.
Nessuna clausola può impedire a una piattaforma di cambiare le proprie funzioni. Può però ripartire responsabilità, obblighi di segnalazione e rimedi, e darti argomenti se una collaborazione perde valore per ragioni che non dipendono da te. Le indicazioni di questo articolo hanno carattere informativo e non sostituiscono una consulenza legale: fai verificare le clausole dal tuo professionista di fiducia.
Cosa fare adesso per proteggere catalogo e collaborazioni
Shop the Look potrebbe non tornare mai nella forma testata a febbraio. Ma la funzione ha mostrato quanto facilmente una piattaforma può cambiare ciò che il pubblico vede attorno a un contenuto che hai pagato. Tre azioni per non farti trovare impreparato:
- Rivedi il catalogo collegato a Meta come se fosse una vetrina: immagini, titoli e prodotti inclusi devono essere quelli che accetteresti di vedere accanto a qualunque contenuto.
- Aggiorna il modello di contratto per i creator con le clausole su tag, segnalazioni e riuso dei contenuti, prima delle campagne del quarto trimestre.
- Chiedi ai creator con cui lavori di segnalarti qualsiasi pulsante o suggerimento automatico che compare sotto i contenuti dedicati al tuo marchio, con uno screenshot e la data.
Nel social commerce la vetrina non è mai del tutto tua. Conviene decidere per contratto quanto spazio lasciare agli altri.








