
L’euro digitale è uno di quei progetti di cui si sente parlare da anni senza che arrivi mai il momento di doversene occupare davvero. Nel 2026 qualcosa si è mosso concretamente: la Banca Centrale Europea ha selezionato 36 fornitori di servizi per il progetto pilota, sette dei quali italiani, e tra gli scenari che verranno testati ci sono anche gli acquisti su piattaforme di commercio elettronico. Non significa che dal prossimo trimestre dovrai aggiungere l’euro digitale come metodo di pagamento, ma vale la pena capire cosa sta succedendo e con quali tempistiche realistiche.
Cos’è il progetto pilota (e cosa non è ancora)
L’euro digitale sarebbe una forma di moneta emessa direttamente dalla Banca Centrale Europea, pensata per offrire a cittadini e imprese dell’area euro uno strumento di pagamento con i più elevati standard di riservatezza: secondo la BCE, né la banca centrale né l’Eurosistema sarebbero in grado di risalire all’identità o agli acquisti degli utenti attraverso i dati di pagamento. A differenza delle criptovalute, sarebbe garantito da una banca centrale, non da un meccanismo decentralizzato.
Il progetto pilota, a cui parteciperanno i 36 fornitori selezionati (7 italiani), servirà a testare una versione beta dell’euro digitale in situazioni di vita quotidiana: pagamenti al bar, in negozi fisici, ma anche su piattaforme ecommerce. Si stima che circa 10.000 persone tra dipendenti della BCE e delle banche centrali partecipanti effettueranno pagamenti reali, sia person-to-person sia verso esercenti, inclusi quelli online, per validare funzionalità tecniche, processi operativi ed esperienza utente. Saranno testate anche modalità come i pagamenti tramite alias per esempio il numero di telefono, senza dover comunicare le coordinate bancarie e soluzioni Software Point of Sale.
Chi ci sarà, anche dall’Italia
La selezione dei 36 fornitori di servizi ha confermato una presenza italiana significativa, a testimonianza del peso del sistema dei pagamenti nazionale nel contesto europeo. I PSP selezionati inizieranno già nel 2026 le attività di sviluppo e integrazione tecnica, in preparazione della fase pilota vera e propria, attesa per la seconda metà del 2027. L’inclusione di commercianti sia del commercio elettronico sia della prossimità fisica ristoranti, mense aziendali permetterà alla BCE di raccogliere indicazioni concrete su semplicità d’uso, affidabilità e integrazione con le infrastrutture di pagamento già esistenti.
Cosa significa per un ecommerce, in pratica
Per la stragrande maggioranza degli ecommerce italiani, la partecipazione al progetto pilota non sarà una scelta autonoma ma passerà dal proprio fornitore di servizi di pagamento: sono i PSP e le banche a essersi candidati per partecipare, non i singoli esercenti. Questo significa che, se il tuo attuale PSP rientra tra i selezionati, potresti ricevere nei prossimi mesi una proposta di partecipazione ai test come esercente pilota un’opportunità utile per farsi un’idea in anticipo di come funzionerebbe questo strumento, senza alcun obbligo.
Un punto che vale la pena tenere a mente riguarda i costi: secondo quanto dichiarato dagli operatori coinvolti, l’euro digitale dovrà essere gratuito nei servizi di base per il consumatore, ma richiederà investimenti rilevanti da parte di banche, PSP, acquirer e fornitori tecnologici per adeguare le proprie infrastrutture. È presumibile che, qualora il progetto arrivi a un’emissione su larga scala, l’integrazione lato ecommerce avvenga in modo simile a come oggi si integra un nuovo metodo di pagamento tramite il proprio gateway, senza richiedere uno sviluppo custom complesso per il singolo merchant.
Le tempistiche reali: 2027, 2029, o più avanti
Qui serve un po’ di prudenza nel leggere le notizie che circolano sul tema. Il progetto pilota vero e proprio con transazioni reali ma una platea di utenti ristretta dovrebbe partire nella seconda metà del 2027, probabilmente a settembre, e durare dodici mesi. Solo dopo questa fase, e solo qualora venga adottato il regolamento attuativo necessario a livello europeo, si potrebbe arrivare a una prima emissione su larga scala dell’euro digitale, non prima del 2029. La decisione finale sull’emissione resta comunque subordinata all’iter legislativo europeo, ancora in corso.
Perché vale la pena iniziare a informarsi ora
Anche se l’euro digitale resta, per ora, un progetto con un orizzonte temporale lungo, il fatto che i test coinvolgano esplicitamente scenari di acquisto online è un segnale che vale la pena osservare, soprattutto se operi in settori come quello associativo di categoria che stanno già chiedendo di essere coinvolti nelle fasi di implementazione per garantire che lo strumento risponda alle reali esigenze delle attività commerciali. Non c’è nulla da implementare oggi sul proprio ecommerce, ma tenere d’occhio gli sviluppi del progetto pilota nei prossimi mesi permette di non trovarsi impreparati se il proprio PSP dovesse proporre una partecipazione ai test, o quando tra qualche anno l’euro digitale dovesse effettivamente arrivare sul mercato.









