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Zero-click e AI Overviews: come sopravvive l’ecommerce quando la ricerca non porta più un click

Zero-click e AI Overviews: la sfida per l'ecommerce
Zero-click e AI Overviews: la sfida per l'ecommerce

Per anni la logica della ricerca online è stata semplice: l’utente digita una query, scorre una lista di link, clicca su uno di questi e finisce sul tuo sito. Nel 2026 questa catena si sta spezzando in un punto preciso: la maggior parte delle ricerche si conclude senza alcun click, perché la risposta arriva già confezionata da un sistema di intelligenza artificiale generativa, dentro Google AI Overviews o dentro un’app come ChatGPT o Perplexity.

Per chi vende online, non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori. È un cambio di paradigma che riguarda direttamente il traffico, le conversioni e il modo stesso in cui un brand viene “trovato”.

Cosa sta cambiando davvero

Il fenomeno ha due facce. Da un lato, secondo diverse analisi di settore, il traffico che arriva agli ecommerce direttamente da piattaforme di intelligenza artificiale generativa è cresciuto in modo molto marcato nell’ultimo anno, seppure partendo da basi ancora piccole rispetto al traffico organico classico. Dall’altro, e qui sta il punto più delicato, una quota crescente delle ricerche — secondo alcune stime vicina al 60% — si chiude senza che l’utente clicchi su nessun risultato, perché la risposta AI generata direttamente nella pagina soddisfa già il bisogno informativo.

Su Google, le AI Overviews stanno comparendo anche su un numero crescente di query di tipo shopping, con stime che parlano di una crescita di diverse volte in pochi mesi. Significa che anche chi cerca “miglior aspirapolvere senza fili sotto 200 euro” può ricevere già in pagina una shortlist sintetizzata dall’AI, prima ancora di vedere l’elenco tradizionale di link o schede prodotto.

Per un ecommerce, il rischio concreto è duplice: perdere visibilità nei momenti in cui l’utente sta ancora confrontando le opzioni, e non essere nemmeno citato come fonte quando la risposta viene generata.

Da “posizionarsi” a “essere citati”

La conseguenza pratica più importante riguarda l’obiettivo stesso della SEO. Nel modello classico, il traguardo era la posizione: primo risultato, prima pagina, featured snippet. Nel modello che si sta affermando, il traguardo è diventare la fonte che il sistema AI sceglie di citare o da cui sintetizza l’informazione, anche quando questo non genera alcun click immediato.

Questo cambia diversi aspetti operativi:

  • I contenuti devono rispondere, non solo posizionarsi. Una pagina prodotto o una guida che spiega chiaramente caratteristiche, prezzi indicativi, casi d’uso e confronti ha più probabilità di essere ripresa da un sistema generativo rispetto a una pagina ottimizzata solo per le keyword.
  • L’autorevolezza pesa più della quantità. I motori di risposta tendono a privilegiare fonti che dimostrano competenza reale sull’argomento (recensioni verificate, dati di prima mano, contenuti aggiornati) rispetto a contenuti generici o duplicati.
  • Lo schema markup resta utile, ma non è la bacchetta magica che sembrava. Alcune analisi pubblicate nel 2026 hanno ridimensionato l’idea che aggiungere dati strutturati basti da solo a garantire citazioni AI: il markup aiuta i sistemi a verificare le informazioni e a costruire fiducia sull’entità del brand, ma non sostituisce contenuti realmente chiari e autorevoli.
  • La misurazione dei risultati va aggiornata. Continuare a guardare solo il traffico organico da click rischia di far sembrare “in calo” una strategia che in realtà sta funzionando bene in termini di citazioni, menzioni del brand e passaparola generato dalle risposte AI.

Cosa può fare concretamente un ecommerce

Non serve stravolgere tutto da un giorno all’altro, ma alcune priorità sono già chiare:

  1. Scrivere per rispondere a domande reali. Pagine FAQ, guide comparative e schede prodotto che affrontano direttamente i dubbi tipici di chi acquista (taglie, compatibilità, tempi di consegna, differenze tra modelli) hanno più chance di essere riprese da un sistema generativo.
  2. Curare l’identità del brand online. Informazioni coerenti su chi è l’azienda, cosa vende, dove opera e quali garanzie offre aiutano i sistemi AI a costruire fiducia sull’entità, un fattore che sempre più pesa nella scelta delle fonti da citare.
  3. Non abbandonare la SEO tradizionale. Backlink, autorevolezza del dominio e Core Web Vitals restano rilevanti: la ricerca generativa si appoggia comunque, in buona parte, sugli stessi segnali di qualità usati dalla ricerca classica.
  4. Monitorare le menzioni, non solo i click. Verificare periodicamente come ChatGPT, Perplexity o Google AI Overviews descrivono il proprio brand o i propri prodotti sta diventando un’attività di presidio tanto importante quanto il controllo del posizionamento su Google.

Il takeaway pratico

Lo zero-click non significa la fine della visibilità online, ma la fine di un modo di misurarla. Per un ecommerce italiano, la sfida nei prossimi mesi sarà imparare a convivere con due obiettivi paralleli: continuare a farsi trovare nei risultati tradizionali e, allo stesso tempo, diventare la fonte che l’intelligenza artificiale sceglie di citare quando un cliente non clicca più da nessuna parte, ma si fida comunque di quella risposta per decidere cosa comprare.

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Manager eclettico, dopo 15 anni di consulenza IT in Italia e all’estero per importanti aziende italiane e multinazionali, fonda la web agency Jusan Network. La storia della Jusan Network inizia nel 2005 con un’ampia visione strategica nel campo del IT e della Digital Transformation. Nel corso degli anni si è sempre più focalizzata nello sviluppo di e-commerce e nella comunicazione digitale diventando un punto di riferimento importante per Istituzioni Nazionali e Internazionali, Enti Governativi e multinazionali. Oggi all’avanguardia anche per quanto riguarda discipline come Graphic Design, Branding, Web Marketing, Social Media Marketing, Content Marketing, sviluppo e strategie SEO, formazione e organizzazione d’eventi. Insieme a EcommerceDay e EcommerceGuru, l’innovativo magazine online dedicato al commercio elettronico, punto di riferimento importante per chi vuole dedicarsi alla vendita online, Samuele Camatari crea l’Accademia dell’eCommerce, una scuola che offre numerosi corsi di formazione sul web marketing e sulla vendita online. Samuele Camatari è Presidente Turinin, docente IED, Enaip e formatore del top management di importanti aziende italiane.