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Il visionario Adriano Olivetti

Adriano Olivetti
Adriano Olivetti

Adriano Olivetti, imprenditore e visionario italiano, per anni ha guidato l’azienda fondata dal padre.

Praticava e predicava il sistema utopico del “movimento comunitario”, sicuramente fuori dagli schemi, per la prima metà del ‘900.

Viene ancora oggi ricordato come il simbolo piemontese del Made in Italy e come il creatore della prima Silicon Valley italiana.

Chi era Adriano Olivetti

Adriano Olivetti nasce a Ivrea nel 1901. Il padre, di origine ebraica, era Camillo Olivetti, allievo di Galileo Ferraris e fondatore della Ing. C. Olivetti & C. L’azienda nata nel 1908 era la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere.

Adriano si laurea in ingegneria chimica al Politecnico di Torino e poco dopo, nel 1925, trascorre sei mesi negli Stati Uniti. Dove visita le fabbriche americane e si documenta a fondo sull’organizzazione delle aziende oltreoceano.

Al ritorno dal suo viaggio inizia la propria esperienza professionale, come operaio, nella fabbrica di famiglia. Ricorda così quel periodo: ‘Una tortura per lo spirito, stavo imprigionato per delle ore che non finivano mai, nel nero e nel buio di una vecchia officina‘. E dal suo apprendistato trarrà la convinzione che ‘occorre capire il nero di un lunedì nella vita di un operaio. Altrimenti non si può fare il mestiere di manager, non si può dirigere se non si sa che cosa fanno gli altri.’

Questa sua esperienza lo porta a sviluppare una profonda empatia verso la classe operaia, tanto che capisce che qualcosa nell’azienda doveva cambiare.

La direzione di Adriano Olivetti

Nel 1932 assume la direzione della fabbrica, divenendone nel 1938 ufficialmente il Presidente.

Una volta alla guida dell’azienda attuò immediati nuovi cambiamenti. In particolare relativi all’organizzazione del sistema produttivo su una modalità quasi tayloriana che trasformò la “bottega” in una fabbrica con reparti e divisioni. Come risultato di questa riorganizzazione, la produzione era raddoppiata.

Ha condiviso il suo tempo tra attività commerciali e tentativi di praticare e diffondere l’ideale di vita comunitaria. La sua convinzione era che le persone che rispettano l’un l’altro e l’ambiente possono evitare la guerra e la povertà.

Adriano riuscirà a creare un’esperienza in fabbrica unica al mondo. Dove l’unico obiettivo non è il profitto, ma la creazione di una rete sociale, culturale e umana tra i lavoratori. Diminuì le ore di lavoro e aumentò gli stipendi e le indennità accessorie. Nel 1957 i lavoratori Olivetti erano i più pagati di tutti nell’industria metallurgica e gli operai Olivetti mostravano la più alta produttività.

L’obiettivo? Creare una società che fosse giusta e sana.

Il dopoguerra di Adriano Olivetti

Nel dopoguerra, l’azienda Olivetti vive una crescita senza precedenti. Innovazione, eccellenza tecnologica e internazionalità lo rendono un esempio in tutto il mondo.

Nel 1953 apre a Pozzuoli nuova fabbrica per la realizzazione di macchine calcolatrici. Olivetti è il primo imprenditore ad offrire soluzioni e lavoro al Mezzogiorno creando così uno dei primi ponti di dialogo tra nord e sud.

Tuttavia, nonostante l’azienda sia forte in ambito meccanico, è estranea alle tecnologie elettroniche. Così Adriano Olivetti nel 1952 apre a New Canaan, negli USA, un laboratorio di ricerche sui calcolatori elettronici. Nel 1955 verrà creato anche a Pisa. Nel 1957 fonda poi la Società Generale Semiconduttori (SGS).

Il successo di Adriano Olivetti è senza freni e senza precedenti, tanto che nel 1956 ottiene il premio per “l’azione di avanguardia nel campo della direzione aziendale internazionale” dalla National Management Association di New York.

Il genio e la lungimiranza di Olivetti vengono però arrestati nel 1960, quando una trombosi cerebrale lo uccide su un treno diretto in Svizzera.

Adriano lascia così un’azienda con 36000 dipendenti, conosciuta a livello mondiale, la cui storia ha cambiato le sorti delle aziende italiane.

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