
La sesta edizione di EcommerceWeek – AI Edition si è aperta con una prima giornata ricca di spunti, numeri, riflessioni e casi concreti. Non un semplice talk sull’intelligenza artificiale, ma un vero laboratorio di idee per capire dove sta andando il commercio digitale e quali trasformazioni stanno già toccando imprese, manager e consumatori.
Ad aprire i lavori è stato Luca Pennavaria, che ha ricordato il senso profondo dell’iniziativa: andare oltre il format classico della conferenza e costruire uno spazio di confronto capace di generare visione, dubbi, nuove domande e direzioni di lavoro. Un obiettivo ambizioso, sostenuto da una settimana di contenuti che coinvolgerà 30 relatori, manager e professionisti provenienti da industry diverse, con un comune denominatore: leggere il presente e provare a interpretare il futuro dell’ecommerce attraverso la lente dell’AI.
Il dato che fotografa meglio l’interesse attorno a questa edizione è probabilmente quello delle iscrizioni: circa 3.000 iscritti già nella prima giornata, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 4.000 entro la fine della settimana. Un segnale chiaro del fatto che il tema non è più per pochi addetti ai lavori. L’intelligenza artificiale è ormai entrata nel radar strategico di aziende grandi e piccole, e la domanda non è più se usarla, ma come farlo bene.
Samuele Camatari: l’AI non è un trend, è una nuova infrastruttura
Nel suo intervento, Samuele Camatari ha provato a fare ordine in un contesto dove entusiasmo, hype e paure spesso si mescolano. Il suo punto di partenza è netto: l’intelligenza artificiale va letta come una trasformazione paragonabile all’arrivo dell’elettricità. Non un semplice strumento in più, ma qualcosa che entrerà in aziende, case, processi e modelli di business con una forza destinata a cambiare tutto.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Il mercato globale dell’AI ha superato nel 2025 i 390 miliardi di dollari e, secondo diverse stime, potrebbe superare i 1.800 miliardi entro il 2030. Ancora più impressionante l’indotto economico generato da questa rivoluzione, stimato in 15 trilioni di dollari. Ma al di là dei valori di mercato, il punto centrale è un altro: la velocità con cui tutto questo sta accadendo.
Camatari ha sottolineato come l’AI sia già arrivata nelle nostre tasche e nei nostri strumenti quotidiani. Non bisogna più “andarla a cercare”: è già integrata in app, motori di ricerca, sistemi di messaggistica, navigatori, piattaforme di lavoro. Ed è proprio questa pervasività a renderla diversa dalle grandi innovazioni del passato.
Il ragionamento si è poi spostato su uno dei temi più discussi: il lavoro. Se da un lato circolano narrazioni allarmistiche su sostituzioni e licenziamenti, dall’altro emergono letture diverse, soprattutto in Europa, dove molte aziende che stanno adottando l’AI stanno in realtà crescendo e creando nuove opportunità. Per Camatari il nodo non è bloccare il cambiamento, ma guidarlo. E qui entrano in gioco formazione, curiosità, sperimentazione e leadership.
L’automotive come laboratorio: l’esperienza BYD raccontata da Alessandro Grosso
Tra gli interventi più concreti della giornata c’è stato quello di Alessandro Grosso, Country Manager Italy di BYD, che ha mostrato come l’intelligenza artificiale possa già oggi generare valore tangibile in un settore come l’automotive, storicamente avanzato sul fronte dell’automazione ma oggi chiamato a confrontarsi con una nuova accelerazione tecnologica.
Grosso ha scelto di non raccontare l’AI come teoria, ma come pratica quotidiana. Nel caso di BYD Italia, l’intelligenza artificiale viene utilizzata per ottimizzare campagne marketing, produzione di immagini, generazione di video, media planning e contenuti, sempre con un approccio molto chiaro: non sostituire le persone, ma aumentare la qualità, la velocità e l’efficienza del lavoro.
Uno degli aspetti più interessanti emersi riguarda il rapporto tra budget e creatività. Attraverso tool di generazione visuale, sistemi di scrittura assistita e strumenti di analisi media, il team riesce a ottenere risultati che un tempo avrebbero richiesto tempi lunghi, agenzie esterne e investimenti molto più alti. Il messaggio però è stato altrettanto chiaro: la tecnologia da sola non basta. Servono competenze, guida, sensibilità di brand e una capacità di esecuzione che resta profondamente umana.
Molto interessante anche il passaggio sulla trasformazione del consumatore automotive. Oggi il cliente arriva preparato, informato, spesso già consapevole di prodotti, concorrenti e caratteristiche tecniche. E questo impone ai brand di cambiare linguaggio, customer journey e modalità di relazione. La tecnologia, in questo scenario, non è solo un supporto all’efficienza: è una leva per ripensare l’intera esperienza d’acquisto.

Mattia Zanetti: il problema non è usare l’AI, ma trasformarla in business
A chiudere la giornata è stato Mattia Zanetti, consulente in ambito AI, digital transformation e sviluppo strategico, con un intervento molto lucido sulle difficoltà che le aziende incontrano nel passare dalla fascinazione all’esecuzione.
Il suo messaggio è stato netto: l’AI non è magia, è esecuzione. E proprio qui nasce il problema. Oggi il mercato è pieno di strumenti, demo, promesse e casi d’uso apparentemente perfetti. Ma tra il potenziale mostrato dai tool e la capacità di trasformarlo in revenue, efficienza o vantaggio competitivo c’è ancora un gap enorme.
Zanetti ha evidenziato diversi punti critici. Il primo riguarda il rischio di partire dal tool invece che dal problema. Le aziende si innamorano della tecnologia prima ancora di avere chiaro cosa vogliono risolvere. Il secondo tema è la frammentazione dei dati, che rende difficile costruire processi davvero integrati. Il terzo è la governance: spesso mancano ownership chiare, priorità condivise e una visione di lungo periodo.
Un altro passaggio molto forte ha riguardato il tema della leadership. Se davvero stiamo entrando in un mondo in cui i team saranno sempre più ibridi, con esseri umani e sistemi intelligenti che collaborano, allora il ruolo del management cambia profondamente. Non basta autorizzare l’uso di nuovi strumenti. Bisogna accompagnare, formare, mettere limiti dove servono, creare una cultura che sappia distinguere tra sperimentazione utile e adozione superficiale.
Per Zanetti, il rischio maggiore non è usare troppo l’AI, ma usarla male, in modo tattico, senza una vera strategia. E per questo il suo consiglio alle aziende è stato molto chiaro: partire da un problema reale, costruire una base dati solida, definire cosa fare e cosa non fare, e solo dopo scegliere gli strumenti.
Una giornata che ha aperto più domande che risposte. Ed è un bene
La prima giornata di EcommerceWeek AI Edition ha avuto il merito di fare una cosa non scontata: evitare la semplificazione. Nessuno ha raccontato l’AI come una formula magica o come una minaccia assoluta. Al contrario, il filo rosso degli interventi è stato un altro: l’intelligenza artificiale è una leva potentissima, ma il suo valore dipende da come viene integrata nei processi, nelle strategie e nella cultura aziendale.
È emerso anche un altro punto molto interessante: il rischio di appiattimento. Se tutti usano gli stessi strumenti, come si costruisce differenziazione? La risposta che si intravede è nella qualità dei dati, nella capacità di fare domande migliori, nella forza della visione e nell’esecuzione. In altre parole, l’AI può accelerare tutto, ma non sostituisce il DNA di un brand, la sensibilità di un manager o la lucidità strategica di un imprenditore.
Ed è proprio questo il motivo per cui vale la pena recuperare la live.
Perché dentro queste due ore non c’è solo una panoramica sull’AI. C’è un pezzo di conversazione utile per chi oggi si occupa di ecommerce, marketing, innovazione, vendite, customer experience, dati e trasformazione digitale. C’è una fotografia reale di un mercato che cambia mentre lo stiamo osservando. E ci sono spunti che possono diventare decisioni, test, processi, investimenti.
Perché rivedere la live della prima giornata di EcommerceWeek
Chi si è perso la diretta può recuperare una puntata che ha già messo sul tavolo alcuni dei grandi temi della settimana: l’AI come nuova infrastruttura economica, il ruolo della leadership, la velocità del cambiamento, l’evoluzione del cliente, la relazione tra tecnologia e vantaggio competitivo, la sfida della governance e il rapporto tra sperimentazione e execution.
In altre parole, il primo giorno di EcommerceWeek non ha solo aperto un evento. Ha acceso un confronto che merita di essere seguito fino in fondo.
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Se il resto della settimana manterrà questo livello, ci sarà davvero molto da portarsi a casa.








