Ecommerce Guru intervista Samuele Camatari

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Ecommerce Guru intervista Samuele Camatari, Ceo dell'e-commerce agency Jusan Network, per avviare insieme a lui una breve ma interessantissima discussione in merito al mondo del commercio elettronico, ai suoi punti di forza e ai trend e le tendenze attualmente in voga, nonché di analizzare il percorso di successo intrapreso dall'azienda torinese in più di dieci anni di onorata attività.

Le odierne dinamiche di mercato non lasciano adito ad alcun dubbio: l’e-commerce è divenuto ormai una realtà alla quale rapportarsi giorno per giorno, dato il livello di eccezionale profittabilità che è in grado di generare. Come valuta il ruolo attuale esercitato dal commercio elettronico, in Italia e nel resto del mondo?

Il mio giudizio è altamente positivo. L’e-commerce è una realtà il cui sviluppo pare estendersi senza posa né limiti né ostacoli di sorta. Il valore degli acquisti online degli Italiani ha raggiunto nel 2015 oltre 16,6 miliardi di euro, con un incremento del 16% rispetto al 2014 (pari a 2,2 miliardi di euro). A fine 2014, terrei a ricordare, il valore della vendita online da siti italiani B2C aveva raggiunto i 13,3 miliardi di euro. Come potete vedere voi stessi, l'incremento è stato marcato. Tale risultato, naturalmente, non può evitare di farci pensare al fatto che paesi come Gran Bretagna, Cina e Stati Uniti, i quali detengono attualmente il 57% dell’e-commerce mondiale, siano ancora avanti a noi. Lungi dal porsi come ostacolo ai nostri sforzi di crescita, tale consapevolezza è lo sprone necessario a lavorare per fare meglio, giorno dopo giorno, e investire nella vendita online con sempre maggiore tenacia. I risultati non tarderanno ad arrivare, più forti e vantaggiosi per tutti.

Per quanto riguarda i fattori trainanti della vendita online, quali sono i trend che stanno beneficiando della maggior parte degli investimenti? Sono in procinto di emergere altre tendenze? Quanto influisce l'utilizzo dei canali digitali nel comporre l'ordito di una simile diffusione?

A trainare la crescita del commercio elettronico figurano il Turismo (+14%), Informatica ed elettronica di consumo (+21%), Abbigliamento (+19%) ed Editoria (+31%). Per quanto riguarda i cosiddetti settori emergenti, abbiamo i settori dei Giocattoli, Food&Grocery, l'Arredamento e i Beni di Lusso, la cui quota complessiva si attesta a 1 miliardo di euro. I dati in questione si riferiscono a settori che sono stati letteralmente trainati dalla diffusione degli strumenti Mobile (Smartphone, Tablet), per i quali non suonerebbe inappropriato parlare di una vera e propria rivoluzione. Tali dispositivi, in quanto a remunerazione e rilevanza, costituiscono il 21% dell’intera filiera e-commerce, e si prevede che le vendite e-commerce globali tramite Mobile devices raggiungeranno un fatturato di 638 miliardi di dollari entro il 2018. Non è un mistero che molti attori impegnati nel business, oggi più che mai, avvertano l'importanza di avvalersi di questo genere di strumenti e apparecchiature. La stessa consapevolezza che l’e-commerce sia un universo sempre più autonomo e rigoglioso per fare business è legata allo sviluppo quasi virale dei canali digitali, il cui ruolo non può essere più ignorato da nessuno degli attori professionali.

Jusan Network, una delle prime e-commerce agency italiane a offrire una vasta gamma di servizi dedicati alla vendita online nella sua totalità, ha promosso negli anni una serie di iniziative di enorme successo volte a portare all'attenzione degli utenti l'importanza che l'e-commerce assume, tanto per le aziende quanto per i clienti che ne sono legati. Se doveste sceglierne una, comprensiva di tutto ciò che occorre sapere a proposito del commercio elettronico, su quale ricadrebbe la vostra decisione?

A mio avviso, ogni evento, iniziativa o attività alla quale abbiamo dato voce ha ricoperto per noi un ruolo essenziale nel delineare i confini del commercio elettronico in tutte le sfaccettature che gli competono. Siamo sempre stati animati dall'intento di innovare a ogni percorso intrapreso, stimolati soprattutto dal fatto che i tempi, vale a dire le attuali dinamiche di mercato, ci stanno dando ragione. Da più di vent'anni infatti il mio obiettivo professionale è stato quello di promuovere la cultura del commercio elettronico in tutto il Paese e marcare, segnare e ricalcare tutti i meriti, i pregi e le innumeri possibilità di sviluppo che la tecnologia può portare al business delle aziende e degli imprenditori, con un occhio di riguardo per i clienti e la loro statura nel mondo del mercato. Oggi più che mai i clienti sono i veri e propri protagonisti dei rapporti intessuti con i brand, e il loro ruolo è destinato ad acquisire via via più importanza al pari, come già è stato evidenziato, dei nuovi canali digitali.
Per questo motivo, tutte le iniziative che abbiamo ideato e organizzato negli anni, dall’Accademia Ecommerce, a Ecommerce360°, allo stesso Ecommerce Day, valgono la fatica spesa a concepirle e delinearle nel tempo e in forme dettagliate, una fatica, mi permetta di aggiungere, che non è andata disattesa.

La vostra conoscenza del commercio elettronico e della tecnologia è ampiamente riconosciuta. Quali consigli vi sentireste di dare a un'azienda interessata a impegnarsi in un'attività di e-commerce? Su quali mercati bisogna puntare?

Per prima cosa, devono sforzarsi di adeguarsi alla realtà, valutandone ritmi, tendenze, moti, e intuendo ciò che potrà manifestarsi nell'immediato o remoto futuro. Devono essere presenti su tutti i canali, non solo nei negozi fisici. Devono poter abbracciare senza timore tutte le nuove tecnologie, adottare una strategia multicanale coerente con la propria visione, investire in tutti gli aspetti che riguardano la filiera dell'e-commerce, dal desing del prodotto alle attività di marketing relative, valutare bene i trend del momento e adattare i propri servizi non solo a essi, ma anche a quelli a venire. Non dimentichiamo che il Made in Italy è una risorsa fondamentale per riabilitare l'immagine nostrana, non esclusivamente sul piano economico. Investire in attività e-commerce volte a promuovere la genuinità dei nostri prodotti è, a mio avviso, una cogenza e uno stimolo al tempo stesso.
Inoltre, le aziende e gli imprenditori coinvolti in questa tanto affascinante impresa, non dovrebbero mai cessare di tenere a mente una serie di distinzioni precise da compiere, in sede di organizzazione, per ottenere un'impalcatura concettuale unica e infallibile. Ma quali sono le distinzioni di cui si parla? Tanto per cominciare, occorre distinguere tra la sostanza di un progetto dai tanti ornamenti e abbellimenti che spesso ne celano le fattezze, operare quindi una separazione tra ciò che costituisce l'essenza di un lavoro, che può essere la semplice idea, il contenuto che si vuole arrivi al destinatario, e la foggia o la veste che la rende pregevole, adatta a essere fruita da un pubblico profilato. Spesso, però, il semplice ornamento, la mera decorazione gioca un ruolo ambiguo, inganna e distorce, arrivando al punto da non corrispondere più alla sostanza di riferimento iniziale. Così le tecniche che si utilizzano, le mode che si seguono e i semplici miglioramenti che si apportano ai propri servizi: sono semplici ornamenti, troppo volubili per creare rivoluzioni. Le svolte da noi auspicate si poggiano invece sulle regole che siamo chiamati a creare per i contenuti (quindi le idee vincenti) che intendiamo applicare alle tendenze (non mode, ma veri e propri modi di essere collettivi) proprie di un dato momento o periodo o annata. Un imprenditore o un brand che si rispetti deve essere in grado di valutare il valore di tutto questo, tenendo sempre ben presente che la quantità, per quanto possa in un primo momento esaltare e stuzzicare, non è mai decisiva. La qualità, invece, è sempre vincente.

Avete parlato, poco prima, di come le odierne dinamiche di mercato abbiano portato alla diffusione di nuovi modi di concepire il business, dove il ruolo è giocato e vinto soprattutto da coloro che si rivolgono ai canali digitali, in opposizione o come integrazione alle strategie di stampo più tradizionale. Ci sono casi particolari che le vengono in mente che potrebbero esemplificare tale affermazione?

Creare business all'interno del mondo digitale non è più una chimera. A oggi, chi investe in attività di business non può più scostare il capo e guardare dall'altra parte, non può più permettersi di evitare di fare i conti con una realtà cui è tenuto a interagire in ogni momento, non può più pensare che, scegliendo di non utilizzare i canali digitali, la sua attività possa sperare di crescere alla vecchia maniera, limitandosi a operare nel mondo cosiddetto offline. I Brand che non sono stati capaci di evolversi assieme alla tecnologia hanno dovuto lasciare il posto a vere e proprie mine, aziende guidate da imprenditori estremamente talentuosi e coraggiosi, certo, ma sempre capaci di guardare al futuro e capire in anticipo il dinamismo innervato nella realtà di tutti i giorni, traendone così la forza aziendale necessaria a svilupparsi.
Pensiamo per esempio a Uber, la più grande compagnia di taxi al mondo, che non dispone di una macchina, o Airbnb, il sito di affitti immobiliari più importante, grande e conosciuto globalmente, quotata a circa 24 miliardi di dollari, e non ha neppure un appartamento dove recarsi per completare il processo di acquisto o effettuare una decisione. Nel 2015 la startup sarà in grado di raggiungere oltre 900 milioni di fatturato. Se poi prendiamo il caso di Alibaba, forte di 700 milioni di utenti per un fatturato che vale circa 250 miliardi di dollari, che è più di quel che Amazon e eBay riescono a raggiungere quando se ne assommano i ricavi complessivi, e ci rendiamo conto di come il colosso cinese dell'e-commerce non abbia neanche un magazzino a cui riferirsi, appare chiaro come il mondo del digitale abbia un potere talmente ampio e pressoché limitato, al punto da lasciare sorpresi e in uno stato come di paura la maggior parte dei retailers e delle imprese ancora ancorate alla tradizione. Un simile risultato, invece, non ci ha mai sorpresi, perché proprio su questa consapevolezza poggiano tutti i miei sforzi: il commercio elettronico è una risorsa fondamentale per l'economia nostrana come mondiale, e sempre più chiaro si manifesta il futuro di questo tipo di disciplina imprenditoriale, un futuro di cui non vediamo l'ora di far parte, in qualità di protagonisti indiscussi.