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Social media: scegliere fra contenuti organici e a pagamento

Contenuti organici e contenuti a pagamento: come scegliere?

Quando si decide una strategia di marketing si deve tenere conto dell’obiettivo che l’azienda vuole raggiungere. Solitamente lo scopo del marketing è quello di raggiungere un bacino di utenti che sia più ampio possibile.
I social media sono un ottimo mezzo per raggiungere questo obiettivo, ma bisogna conoscerli a fondo. Soprattutto serve saper conciliare contenuti organici e contenuti a pagamento. Vediamo insieme le differenze e i punti di forza di entrambe le tipologie di contenuto.

Cosa sono i contenuti organici?

Con il termine contenuti organici si fa riferimento a tutti i post e le storie che utenti e brand condividono gratuitamente sui loro profili. Si tratta di contenuti più discreti e rilevanti perché mirati a chi già segue il profilo ed è interessato all’offerta. Solitamente la condivisione di contenuti organici raggiunge:

  • L’organic reach (una percentuale dei follower)
  • I seguaci dei follower (se questi decidono di condividere i contenuti)
  • Le persone che seguono uno degli hashtag utilizzati

Curare una strategia che tenga conto dei contenuti organici significa puntare anche sulla connessione fra l’azienda e i seguaci. Solitamente i contenuti organici servono ai brand per affermare la propria personalità e trovare il giusto tone of voice, costruire relazioni, lavorare sull’engagement e offrire il miglior supporto di customer service.

Postare contenuti organici significa, quindi, dare voce al brand e mostrarsi presenti e attivi non soltanto sul mercato, ma soprattutto all’interno di una comunità come veri e propri individui e non semplici entità astratte.
Leggi qui per saperne come si crea una brand identity.

I contro dei contenuti organici

Come abbiamo già accennato, non tutti i follower possono vedere i post organici. Questo dipende dagli elaborati algoritmi delle piattaforme social che garantiscono il raggiungimento di una piccola percentuale di seguaci. Per esempio, nel caso di Facebook l’organic reach rate è soltanto del 5,5%.

Lo scopo degli algoritmi, e di chi li scrive, non è certo quello di derubare i profili della visibilità. I CEO dei social media mirano a dare priorità maggiore a contenuti significativi per una user experience gradita al pubblico degli utenti. Per questo si punta ad una piattaforma che faccia più da salotto che da piazza, che punti su contenuti virali, motivazionali ed esteticamente piacevoli indirizzati solo ad una ristretta cerchia di persone impossibile da controllare.

Per questa ragione la competizione sui social è sempre più agguerrita, in particolare nel mondo del fashion e delle tendenze che mirano a raggiungere un bacino di utenza piuttosto ampio. Qui entrano in gioco i contenuti a pagamento.

Cosa sono i contenuti a pagamento?

I contenuti a pagamento non sono altro che le pubblicità. I brand investono sulle piattaforme social, come Facebook, LinkedIn o Instagram, per poter condividere i post con nuove fette di pubblico potenziale interessate, oppure per poter aumentare la portata organica tra i follower del profilo del contenuto.
Con la crescente tendenza a prediligere i social media come piattaforme e-commerce, anche le pubblicità rientrano ormai in un’estetica organica, una parte integrante dell’esperienza social.

Advertising e contenuti a pagamento sono lo strumento migliore dei brand per studiare il pubblico dei social e convertirlo nel target di riferimento dei clienti. Contenuti a pagamento sui social servono a:

  • Migliorare la brand awareness
  • Attirare nuovi follower
  • Promuovere nuovi contenuti, eventi o idee
  • Favorire la lead generation
  • Guidare la conversione, soprattutto nell’e-commerce

Cosa scegliere: contenuti organici o a pagamento?

È importante ricordare che non tutti i contenuti necessitano di una sponsorizzazione pagata per svolgere il loro lavoro. Anche nel caso delle novità sarà facile garantire la riuscita di un post fino a diventare virale, il tutto puntando sulla sola condivisione dei follower che non vedranno l’ora di spargere la voce per primi. Una campagna organica visivamente curata e accattivante può scatenare tutto questo.

Anche post organici possono diventare adv, rendendo ancor più facile il lavoro dei marketer magari alle prime armi. Senza il bisogno di creare una pubblicità o studiare i tasselli di un’intera campagna, sponsorizzando un post organico si amplia comunque il target senza sforzi o rischi di alcun genere.
Su LinkedIn, per esempio, i post pubblicizzati sono esteticamente uguali a quelli organici; di conseguenza non si interrompe il flusso di attenzione degli utenti, che interagiscono con gli adv allo stesso modo dei post organici.

Un ultimo punto da toccare riguarda l’importanza del pubblico. Il target è il fruitore di ogni messaggio, l’interlocutore dei brand. Per questa ragione è importante studiare i dati, conoscere il proprio pubblico, puntare a raggiungere altri target sempre potenzialmente interessati. Lo scopo resta la vendita, convertire l’utente in cliente, e solo tenendo traccia dei dati e degli analytics forniti dai social si può puntare al successo.

Ognuna delle tipologie di contenuto sopra illustrate presenta lati positivi e lati negativi. Da una parte ci sono i contenuti organici, perfetti per consolidare le relazioni con i seguaci e per affermare l’identità del brand senza ripercussioni negative. Dall’altra i contenuti a pagamento possono raggiungere un pubblico più ampio e far crescere il tasso di conversione degli utenti in clienti.
Quindi come scegliere? Semplicemente optando per una strategia di marketing che unisca l’utilizzo di contenuti organici e a pagamento con l’occasionale sponsorizzazione dei post.

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