
GMV, AOV, SKU, 3PL, OSS: chi lavora nel commercio online e nel retail usa ogni giorno decine di sigle, spesso in inglese, che cambiano significato a seconda del reparto. Questo glossario ecommerce raccoglie i termini più usati, divisi per area, con una definizione semplice e un esempio pratico. È pensato per imprenditori, manager e nuovi professionisti che devono leggere un report, valutare un fornitore o partecipare a una riunione senza perdersi tra le abbreviazioni. Il glossario viene aggiornato man mano che il mercato introduce nuovi termini.
Le parole di base del commercio online e omnicanale
Queste sono le parole che descrivono i modelli di vendita e i canali. Sono il punto di partenza per capire di quale tipo di commercio si sta parlando.
Ecommerce, commercio elettronico
È la vendita di prodotti o servizi attraverso internet, da un sito, da un’app o da una piattaforma di terzi. In italiano si scrive anche e-commerce; su EcommerceGuru si usa la forma senza trattino.
B2C, Business to Consumer
Indica la vendita da un’impresa al consumatore finale. Un negozio online di abbigliamento che vende ai privati lavora nel B2C, e deve rispettare le regole del Codice del Consumo.
B2B, Business to Business
Indica la vendita tra imprese. Un produttore di imballaggi che vende online alle aziende lavora nel B2B, con listini, condizioni di pagamento e regole diverse da quelle per i consumatori.
D2C, DTC, Direct to Consumer
È il modello in cui il marchio vende direttamente al consumatore, senza distributori o negozi intermedi. Un brand di cosmetici che vende solo dal proprio sito è un esempio di D2C.
C2C, Consumer to Consumer
Indica la vendita tra privati, di solito attraverso piattaforme dedicate all’usato o agli annunci.
B2B2C, Business to Business to Consumer
È il modello in cui un’impresa raggiunge il consumatore attraverso un’altra impresa, per esempio un produttore che vende tramite il negozio online di un rivenditore.
Marketplace
È una piattaforma su cui più venditori offrono i propri prodotti ai clienti, che concludono l’acquisto sulla stessa piattaforma. Amazon, eBay e Zalando funzionano anche come marketplace.
Multicanalità
È la presenza su più canali di vendita, come sito, marketplace e negozio fisico, gestiti però in modo separato. Il cliente può trovare prezzi, disponibilità e promozioni diverse da un canale all’altro.
Omnicanalità, omnichannel
È la gestione integrata di tutti i canali, in modo che il cliente possa passare dall’uno all’altro senza interruzioni. Un esempio è il cliente che vede un prodotto sul sito, lo prova in negozio e riceve il carrello già salvato sull’app.
Unified commerce
È un passo oltre l’omnicanalità: tutti i canali condividono la stessa piattaforma e gli stessi dati in tempo reale, da ordini a scorte e clienti.
M-commerce, mobile commerce
È il commercio elettronico fatto da smartphone, attraverso siti ottimizzati o app. Per molti negozi è il canale con più visite, e richiede pagine veloci e checkout semplici.
Social commerce
È la vendita che avviene direttamente sui social network, dalla scoperta del prodotto all’acquisto. TikTok Shop è un esempio di social commerce con checkout integrato.
Quick commerce, q-commerce
È la consegna ultrarapida, spesso entro pochi minuti, di prodotti di uso quotidiano da piccoli magazzini urbani chiamati dark store.
Re-commerce
È il commercio di prodotti usati o ricondizionati, venduti dal marchio stesso o da piattaforme specializzate. È legato ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare.
Cross-border ecommerce
È la vendita online verso clienti di altri Paesi. Richiede attenzione a lingue, spedizioni, resi, IVA e dazi.
Le metriche che misurano vendite e marketing
Le metriche permettono di capire se un negozio cresce, se guadagna e quanto costa acquisire un cliente. Queste sigle compaiono in tutti i report e nelle dashboard.
KPI, Key Performance Indicator
È un indicatore chiave di prestazione, cioè un numero scelto per misurare se un obiettivo viene raggiunto. Tasso di conversione, scontrino medio e costo di acquisizione sono KPI tipici di un ecommerce.
GMV, Gross Merchandise Value
È il valore lordo della merce venduta in un periodo, prima di resi, cancellazioni e commissioni. Su un marketplace misura il volume delle vendite dei venditori, non il ricavo della piattaforma.
AOV, Average Order Value
Lo scontrino medio è il valore medio di un ordine: si calcola dividendo il fatturato per il numero di ordini. Se un negozio incassa 50.000 euro con 1.000 ordini, l’AOV è di 50 euro.
CR, Conversion Rate
Il tasso di conversione è la percentuale di visite che si trasforma in un acquisto o in un’altra azione desiderata. Con 10.000 visite e 200 ordini, il tasso di conversione è del 2%.
Tasso di abbandono del carrello
È la percentuale di carrelli creati e non trasformati in ordini. Spese di spedizione inattese e checkout troppo lunghi sono tra le cause più frequenti.
CAC, Customer Acquisition Cost
Il costo di acquisizione cliente è la spesa media per conquistare un nuovo cliente, sommando pubblicità, marketing e promozioni. Se in un mese si spendono 10.000 euro e arrivano 200 nuovi clienti, il CAC è di 50 euro.
CLV, LTV, Customer Lifetime Value
È il valore che un cliente genera nel corso del rapporto con il negozio. Confrontarlo con il CAC indica se acquisire clienti è sostenibile: un cliente che costa 50 euro e ne vale 40 di margine nel tempo fa perdere denaro.
ROAS, Return on Ad Spend
È il ritorno sulla spesa pubblicitaria: il ricavo generato diviso per il costo degli annunci. Un ROAS di 4 significa 4 euro di ricavo per ogni euro investito, ma non dice nulla sul margine.
ROI, Return on Investment
È il ritorno sull’investimento, cioè il guadagno ottenuto in rapporto alla spesa. A differenza del ROAS considera il profitto, quindi costi del prodotto, logistica e commissioni.
CPC, CPM, CPA
Sono tre modi di pagare la pubblicità online. CPC, Cost per Click, è il costo per ogni clic sull’annuncio; CPM, Cost per Mille, il costo per mille visualizzazioni; CPA, Cost per Acquisition, il costo per ogni azione completata, come un acquisto.
CTR, Click-Through Rate
È la percentuale di persone che cliccano su un link o un annuncio rispetto a quante lo vedono. Un CTR basso su una campagna può indicare un messaggio poco pertinente.
Churn rate
È il tasso di abbandono dei clienti, cioè la percentuale di clienti che smettono di acquistare in un certo periodo. Conta soprattutto per abbonamenti e acquisti ricorrenti.
Retention rate
È il tasso di fidelizzazione, la percentuale di clienti che tornano ad acquistare. Aumentarlo costa in genere meno che acquisire nuovi clienti.
Bounce rate
La frequenza di rimbalzo indica le visite che lasciano il sito senza interagire. In Google Analytics 4 il concetto è legato alle sessioni con coinvolgimento, quindi i valori vanno letti con attenzione.
NPS, Net Promoter Score
È un indicatore della soddisfazione dei clienti basato su una domanda: quanto consiglieresti questo negozio a un amico, da 0 a 10. Si calcola sottraendo la percentuale dei detrattori a quella dei promotori.
Margine di contribuzione
È ciò che resta del ricavo di un ordine dopo i costi variabili, come prodotto, spedizione, commissioni e pagamenti. È il numero che dice se un canale fa davvero guadagnare.
Sell-through rate
È la percentuale della merce acquistata che viene venduta in un periodo. Nella moda misura quanto rapidamente una collezione esce dal magazzino.
Tasso di reso, return rate
È la percentuale di ordini o articoli restituiti. Nella moda online è uno dei fattori che pesano di più sul margine, e va misurato per categoria e per canale.
Catalogo e prodotto si gestiscono con dati e codici
Il catalogo è il patrimonio informativo di un negozio. Questi termini riguardano codici, dati e pagine con cui i prodotti vengono descritti e trovati.
SKU, Stock Keeping Unit
È il codice interno che identifica in modo univoco un articolo in magazzino, comprese le varianti. Una maglietta in tre colori e quattro taglie corrisponde a dodici SKU.
EAN, GTIN
Il GTIN, Global Trade Item Number, è il codice internazionale che identifica un prodotto, gestito dall’organizzazione GS1; l’EAN è la sua versione più diffusa in Europa, quella del codice a barre. Marketplace e Google Shopping lo usano per riconoscere lo stesso prodotto venduto da negozi diversi.
MPN, Manufacturer Part Number
È il codice assegnato dal produttore a un articolo. Insieme al marchio aiuta a identificare il prodotto quando manca il GTIN.
PIM, Product Information Management
È il software che centralizza e gestisce le informazioni di prodotto, come descrizioni, attributi, traduzioni e immagini, per distribuirle a sito, marketplace e cataloghi. È indispensabile quando i prodotti sono migliaia.
DAM, Digital Asset Management
È il sistema che archivia e organizza foto, video e documenti del marchio, con versioni e diritti d’uso. Evita, per esempio, di pubblicare una foto prodotto non aggiornata.
PDP, Product Detail Page
È la scheda prodotto, la pagina che descrive un singolo articolo con foto, prezzo, varianti, disponibilità e informazioni. È la pagina decisiva per la conversione e per la visibilità nei motori di ricerca, come spiegato a proposito di AI Mode e schede prodotto.
PLP, Product Listing Page
È la pagina che elenca più prodotti, come una categoria o i risultati di una ricerca interna, con filtri e ordinamenti.
Variante
È una versione dello stesso prodotto che differisce per un attributo, come taglia, colore o capacità. Ogni variante ha di solito un proprio SKU.
Bundle
È un insieme di prodotti venduti insieme a un prezzo unico, come un kit di prodotti per la cura del viso. Serve ad aumentare lo scontrino medio.
Feed prodotto
È il file, o il flusso di dati, con cui un negozio descrive il proprio catalogo a piattaforme esterne come Google Shopping, comparatori e marketplace. Prezzi e disponibilità nel feed devono coincidere con quelli del sito.
Dati strutturati, schema.org
Sono informazioni inserite nel codice della pagina, secondo il vocabolario schema.org, che descrivono ai motori di ricerca prezzo, disponibilità, recensioni e altre caratteristiche del prodotto.
Assortimento
È l’insieme dei prodotti offerti da un negozio, descritto per ampiezza, cioè il numero di categorie, e profondità, cioè il numero di varianti per categoria.
Long tail, coda lunga
È l’insieme dei molti prodotti che vendono poco ciascuno ma che, sommati, generano una parte rilevante del fatturato. Online è più facile valorizzarla, perché non c’è il limite dello spazio sugli scaffali.
Marketing e acquisizione clienti parlano per sigle
Il marketing digitale ha un linguaggio fatto di acronimi. Questi sono i più usati da agenzie, piattaforme pubblicitarie e reparti marketing.
SEO, Search Engine Optimization
È l’ottimizzazione di un sito per comparire nei risultati organici dei motori di ricerca, cioè quelli non a pagamento.
SEA, SEM, PPC
SEA, Search Engine Advertising, indica la pubblicità sui motori di ricerca; SEM, Search Engine Marketing, l’insieme delle attività di marketing sui motori, spesso usato come sinonimo di SEA; PPC, Pay per Click, il modello in cui si paga solo quando un utente clicca sull’annuncio.
CRO, Conversion Rate Optimization
È il lavoro per aumentare il tasso di conversione migliorando pagine, testi, checkout e percorso d’acquisto, spesso con test controllati.
A/B test
È un esperimento in cui due versioni di una pagina, di un’email o di un annuncio vengono mostrate a gruppi diversi di utenti, per capire quale funziona meglio. Si può testare, per esempio, il colore del pulsante di acquisto.
Retargeting, remarketing
È la pubblicità rivolta a chi ha già visitato il sito senza acquistare, per riportarlo al negozio. Un esempio è l’annuncio del prodotto lasciato nel carrello.
UTM
Sono parametri aggiunti ai link per indicare a strumenti come Google Analytics da quale campagna, fonte o mezzo arriva una visita. Permettono di misurare i risultati di newsletter, social e annunci.
CRM, Customer Relationship Management
È il sistema che raccoglie e gestisce i dati e la storia dei rapporti con i clienti, per vendite, assistenza e marketing.
CDP, Customer Data Platform
È la piattaforma che unifica i dati dei clienti provenienti da fonti diverse, come sito, app, negozio e email, in un profilo unico usato per segmentare e personalizzare le comunicazioni.
Marketing automation
È l’uso di software per inviare comunicazioni automatiche in base al comportamento del cliente, come l’email di promemoria per il carrello abbandonato o gli auguri con uno sconto.
Affiliate marketing
È il marketing di affiliazione, in cui siti, creator o partner promuovono i prodotti di un negozio e ricevono una commissione sulle vendite generate.
Influencer marketing, creator marketing
È la collaborazione con persone che hanno un seguito sui social per promuovere prodotti. Nel social commerce i creator sono spesso il principale canale di vendita.
UGC, User Generated Content
Sono i contenuti creati dai clienti, come recensioni, foto e video, usati dal negozio come prova sociale. Una foto del cliente che indossa il capo può convincere più di una foto in studio.
Loyalty program
Il programma fedeltà premia i clienti che acquistano spesso con punti, sconti o vantaggi esclusivi, per aumentare la frequenza d’acquisto.
Lead
È un contatto potenzialmente interessato all’acquisto, che ha lasciato i propri dati, per esempio iscrivendosi alla newsletter o chiedendo un preventivo. Nel B2B è la base del lavoro commerciale.
Pagamenti e sicurezza delle transazioni
Il checkout è il momento in cui si decide la vendita. Questi termini riguardano metodi di pagamento, fornitori e regole di sicurezza.
PSP, Payment Service Provider
È il fornitore di servizi di pagamento che permette al negozio di accettare carte, wallet e altri metodi, gestendo l’autorizzazione e l’incasso delle transazioni.
Gateway di pagamento
È il sistema tecnico che trasmette in modo sicuro i dati del pagamento dal sito al circuito e alla banca. Spesso è fornito dallo stesso PSP.
POS, Point of Sale
Indica il punto vendita e, per estensione, il terminale o il software con cui si incassano i pagamenti in negozio. Un POS integrato con l’ecommerce aggiorna le scorte su tutti i canali.
BNPL, Buy Now Pay Later
È il pagamento dilazionato, di solito in poche rate senza interessi, offerto al checkout da fornitori specializzati. Dal 20 novembre 2026 molte formule rientrano nelle regole europee sul credito ai consumatori.
Wallet digitale
È un portafoglio elettronico che conserva carte e metodi di pagamento sul telefono o nel browser, come Apple Pay, Google Pay e PayPal, e permette di pagare senza inserire ogni volta i dati.
PSD2, Payment Services Directive 2
È la direttiva (UE) 2015/2366 sui servizi di pagamento, che ha introdotto tra l’altro l’autenticazione forte del cliente e l’apertura dei conti bancari a servizi di terze parti.
SCA, Strong Customer Authentication
L’autenticazione forte del cliente richiede almeno due elementi tra qualcosa che il cliente conosce, possiede o è, come password, telefono o impronta digitale. Per i pagamenti online è un obbligo previsto dalla PSD2, con alcune esenzioni.
3DS, 3D Secure
È il protocollo con cui la banca verifica l’identità del titolare durante un pagamento online con carta, per esempio con una notifica sull’app. È lo strumento più usato per applicare la SCA.
Chargeback
È lo storno di un pagamento con carta chiesto dal titolare alla propria banca, per esempio per un prodotto non ricevuto o una transazione non riconosciuta. Per il negozio comporta la perdita dell’incasso e spesso una commissione.
PCI DSS, Payment Card Industry Data Security Standard
È lo standard di sicurezza che chi tratta dati di carte di pagamento deve rispettare. Molti negozi lo affidano al PSP, evitando di conservare i dati delle carte sui propri sistemi.
Tokenizzazione
È la sostituzione dei dati sensibili di una carta con un codice, il token, che non ha valore fuori dal sistema in cui è stato creato. Permette di salvare un metodo di pagamento senza conservare il numero della carta.
Contrassegno, COD, Cash on Delivery
È il pagamento in contanti o con carta al momento della consegna. È ancora usato da una parte dei clienti, ma aumenta il rischio di ordini rifiutati alla consegna.
Pay by link
È il pagamento tramite un link inviato al cliente via email, chat o SMS, utile per vendite assistite, ordini telefonici o conversazioni su WhatsApp.
Logistica e fulfillment dal magazzino alla consegna
La logistica decide costi, tempi di consegna e soddisfazione del cliente. Questi termini descrivono il percorso del prodotto dall’ordine alla porta di casa, e ritorno.
Fulfillment
È l’insieme delle attività che seguono un ordine: ricezione, prelievo dal magazzino, imballaggio, spedizione e gestione dei resi.
3PL, Third-Party Logistics
È il fornitore esterno a cui il negozio affida in tutto o in parte la logistica, come magazzino, preparazione degli ordini e spedizioni.
FBA, Fulfillment by Amazon
È il servizio con cui Amazon conserva i prodotti di un venditore nei propri magazzini e ne gestisce spedizione, assistenza e resi, a fronte di tariffe dedicate.
WMS, Warehouse Management System
È il software che gestisce il magazzino: ubicazioni, scorte, prelievi e spedizioni. Riduce errori e tempi di preparazione degli ordini.
OMS, Order Management System
È il sistema che gestisce gli ordini provenienti da tutti i canali e decide da quale magazzino o negozio evaderli.
ERP, Enterprise Resource Planning
È il gestionale aziendale che integra contabilità, acquisti, magazzino e vendite. Collegarlo all’ecommerce evita di inserire due volte gli stessi dati.
Dropshipping
È il modello in cui il negozio vende prodotti che non tiene in magazzino: l’ordine viene trasmesso al fornitore, che spedisce direttamente al cliente. Riduce gli investimenti in scorte, ma lascia meno controllo su tempi e qualità.
Picking e packing
Il picking è il prelievo degli articoli dagli scaffali del magazzino; il packing è il loro imballaggio per la spedizione. Sono le fasi in cui nasce gran parte degli errori negli ordini.
Last mile
L’ultimo miglio è l’ultima tratta della consegna, dal centro di smistamento al cliente. È la fase più costosa e quella in cui si concentrano mancate consegne e ritardi.
First mile
Il primo miglio è il trasporto della merce dal magazzino o dal fornitore al primo centro di smistamento del corriere.
Reverse logistics
La logistica inversa gestisce il ritorno dei prodotti, come resi, sostituzioni e riparazioni, fino alla rimessa in vendita o allo smaltimento.
Click and collect, BOPIS
È l’acquisto online con ritiro in negozio o in un punto convenzionato. BOPIS, Buy Online Pick up In Store, indica la stessa formula; riduce i costi di consegna e porta clienti nel punto vendita.
Ship from store
È la spedizione degli ordini online direttamente dalle scorte di un negozio fisico, invece che dal magazzino centrale, per consegnare più in fretta e ridurre l’invenduto.
Stock-out
È la rottura di stock, cioè l’esaurimento di un prodotto. Online fa perdere vendite e posizioni nei marketplace e negli assistenti AI, che privilegiano i prodotti disponibili.
Lead time
È il tempo che passa tra l’avvio di un processo e il suo completamento, per esempio tra l’ordine al fornitore e l’arrivo della merce in magazzino.
SLA, Service Level Agreement
È l’accordo che fissa i livelli di servizio garantiti da un fornitore, come i tempi di consegna di un corriere o la disponibilità di una piattaforma.
Incoterms
Sono le regole internazionali della Camera di commercio internazionale che stabiliscono chi paga trasporto, assicurazione e dazi nelle vendite tra Paesi. DDP, Delivered Duty Paid, indica per esempio che il venditore paga anche i dazi, così il cliente non ha sorprese alla consegna.
Il negozio fisico e il retail omnicanale
Il retail fisico ha un suo vocabolario, che oggi si intreccia con quello digitale. Questi termini sono utili a chi gestisce negozi o integra il punto vendita con l’online.
Retail
È il commercio al dettaglio, cioè la vendita al consumatore finale, attraverso negozi fisici, online o entrambi.
GDO, Grande Distribuzione Organizzata
Indica le catene di supermercati, ipermercati e grandi superfici organizzate in gruppi, che acquistano e vendono su larga scala.
DOS, Directly Operated Store
È il negozio gestito direttamente dal marchio, a differenza dei punti vendita in franchising o dei rivenditori multimarca.
Franchising
È il modello in cui un imprenditore apre un negozio usando marchio, prodotti e metodi di un’altra azienda, in cambio di un contributo e di royalty.
Planogramma
È lo schema che indica come disporre i prodotti sugli scaffali, per posizione, quantità ed esposizione, in modo da favorire le vendite.
Visual merchandising
È l’insieme delle tecniche per presentare i prodotti in negozio e in vetrina, in modo da attirare l’attenzione e orientare l’acquisto.
Footfall, traffico in negozio
È il numero di persone che entrano in un punto vendita in un certo periodo. Confrontato con gli scontrini, dà il tasso di conversione del negozio fisico.
ROPO, Research Online Purchase Offline
Indica il comportamento di chi cerca informazioni online e poi compra in negozio. L’effetto opposto, la ricerca in negozio e l’acquisto online, è chiamato showrooming.
Endless aisle, scaffale infinito
È la possibilità di ordinare in negozio, tramite un tablet o un totem, prodotti non presenti in quel punto vendita ma disponibili online o in altri magazzini.
Phygital
Unisce le parole physical e digital e indica le esperienze che integrano negozio fisico e strumenti digitali, come i camerini con schermo o il pagamento dall’app in cassa.
RFID, Radio-Frequency Identification
È la tecnologia che identifica i prodotti tramite etichette con un chip leggibile via radio. Permette inventari rapidi e precisi, fondamentali per vendere online le scorte del negozio.
ESL, Electronic Shelf Label
Le etichette elettroniche da scaffale mostrano i prezzi su piccoli schermi aggiornati a distanza, così prezzi in negozio e online possono restare allineati.
Self-checkout
È la cassa automatica in cui il cliente scansiona e paga i prodotti da solo, riducendo le code.
Retail media
È la pubblicità venduta dai retailer e dai marketplace sui propri siti, app e negozi, usando i dati dei propri clienti. I prodotti sponsorizzati nei risultati di un marketplace sono retail media.
Social e conversational commerce cambiano il percorso d’acquisto
Social network e app di messaggistica sono diventati canali di vendita. Questi termini descrivono come si compra senza passare dal sito tradizionale.
Live shopping
È la vendita durante una diretta video, in cui un presentatore o un creator mostra i prodotti e il pubblico può acquistarli in tempo reale.
Shoppable post
È un contenuto social con i prodotti taggati, che portano direttamente alla scheda o al checkout. Funzioni come lo Shop the Look di Instagram rendono acquistabili anche i contenuti dei creator.
Conversational commerce
È la vendita attraverso conversazioni in chat, sulle app di messaggistica o con un assistente, in cui il cliente chiede, confronta e compra senza passare dalle pagine tradizionali.
WhatsApp Business
È la versione di WhatsApp per le imprese, disponibile come app gratuita o come piattaforma da integrare tramite API. Dal 1° ottobre 2026 i messaggi di servizio inviati dalla piattaforma sono a pagamento, come spiegato nell’approfondimento sui nuovi costi di WhatsApp Business.
CTWA, Click-to-WhatsApp
Sono gli annunci su Facebook e Instagram che aprono direttamente una conversazione WhatsApp con l’azienda. La conversazione aperta da questi annunci ha una finestra di 72 ore in cui la consegna dei messaggi è gratuita.
Tecnologia e piattaforme per vendere online
La scelta della piattaforma decide costi, tempi di sviluppo e libertà di crescita. Questi termini descrivono le principali architetture e i parametri tecnici da conoscere.
CMS, Content Management System
È il sistema che permette di gestire i contenuti di un sito senza programmare. Alcune piattaforme ecommerce nascono come CMS con funzioni di vendita aggiunte, come WordPress con WooCommerce.
SaaS, Software as a Service
È il software usato in abbonamento via internet, senza installarlo sui propri server. Shopify è un esempio di piattaforma ecommerce SaaS.
Headless commerce
È l’architettura in cui la parte visibile del sito, il front end, è separata dal motore che gestisce catalogo, carrello e ordini, il back end. Permette di usare lo stesso motore per sito, app, chioschi e assistenti.
Composable commerce
È l’approccio in cui il negozio viene costruito combinando servizi specializzati di fornitori diversi, come ricerca, pagamenti e promozioni, invece di un’unica piattaforma.
MACH
È la sigla di Microservices, API-first, Cloud-native e Headless, i principi tecnici del composable commerce. Indica architetture modulari, facili da integrare e da far crescere.
PWA, Progressive Web App
È un sito che si comporta come un’app: si può aggiungere alla schermata del telefono, è veloce e funziona in parte anche con connessione debole.
CDN, Content Delivery Network
È una rete di server distribuiti nel mondo che consegna immagini e pagine dal punto più vicino all’utente, rendendo il sito più veloce.
Core Web Vitals
Sono le metriche con cui Google misura l’esperienza di caricamento e uso di una pagina: LCP, Largest Contentful Paint, per la velocità di caricamento; INP, Interaction to Next Paint, per la reattività; CLS, Cumulative Layout Shift, per la stabilità visiva.
SSL, TLS
Sono i protocolli che cifrano i dati scambiati tra il browser e il sito, segnalati dal lucchetto e dall’indirizzo che inizia con https. Sono indispensabili per qualsiasi pagina con dati personali o di pagamento.
Uptime
È la percentuale di tempo in cui un sito o un servizio è disponibile. Un’interruzione durante il Black Friday può costare una parte rilevante delle vendite dell’anno.
Fisco e regole che ogni negozio online deve conoscere
Vendere online significa rispettare regole fiscali e di tutela del consumatore. Queste sigle e questi termini sono quelli che compaiono più spesso nella gestione quotidiana.
IVA, Imposta sul Valore Aggiunto
È l’imposta sui consumi applicata alle vendite di beni e servizi. Nelle vendite online ai consumatori di altri Paesi dell’Unione si applica, sopra certe soglie, l’IVA del Paese del cliente.
OSS, One-Stop-Shop
Lo sportello unico IVA permette a chi vende online a consumatori di altri Paesi dell’Unione di dichiarare e versare l’IVA dovuta in quei Paesi attraverso un’unica dichiarazione nel proprio Paese. Si applica alle vendite a distanza oltre la soglia complessiva di 10.000 euro annui nell’Unione.
IOSS, Import One-Stop-Shop
È lo sportello unico per le importazioni, che semplifica la riscossione dell’IVA sulle spedizioni di valore non superiore a 150 euro provenienti da Paesi extra UE e dirette ai consumatori europei.
DAC7
È la direttiva europea che obbliga le piattaforme digitali, come i marketplace, a comunicare al Fisco i dati dei venditori che operano attraverso di esse e i compensi ricevuti.
SDI, Sistema di Interscambio
È il sistema dell’Agenzia delle Entrate attraverso cui transitano le fatture elettroniche in Italia, verificandole e consegnandole ai destinatari.
Fattura elettronica
È la fattura in formato digitale XML, trasmessa attraverso lo SDI. In Italia è obbligatoria nei rapporti tra imprese e, per molte operazioni, anche verso i consumatori, che possono consultarla nella propria area riservata.
Codice del Consumo
È il decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, che raccoglie le regole italiane a tutela dei consumatori, comprese quelle sulle vendite online, sulle pratiche commerciali scorrette e sugli annunci di sconto.
Diritto di recesso
È il diritto del consumatore di restituire un prodotto comprato a distanza entro 14 giorni, senza indicare il motivo, previsto dall’articolo 52 del Codice del Consumo. Il negozio può offrire termini più lunghi, non più brevi.
Garanzia legale di conformità
È la responsabilità del venditore per i difetti che si manifestano entro due anni dalla consegna, prevista dal Codice del Consumo. È diversa dalla garanzia commerciale offerta volontariamente dal produttore o dal negozio.
Direttiva Omnibus e prezzo precedente
La direttiva (UE) 2019/2161, nota come Omnibus, ha introdotto l’obbligo di indicare in ogni annuncio di sconto il prezzo più basso applicato nei 30 giorni precedenti, previsto in Italia dall’articolo 17-bis del Codice del Consumo. Le regole pratiche sono illustrate nell’approfondimento sulla direttiva Omnibus per gli ecommerce.
GPSR, General Product Safety Regulation
È il regolamento (UE) 2023/988 sulla sicurezza generale dei prodotti, applicato dal 13 dicembre 2024. Impone anche a chi vende online di indicare informazioni su produttore e sicurezza e coinvolge direttamente i marketplace.
EAA, European Accessibility Act
È l’atto europeo sull’accessibilità, la direttiva (UE) 2019/882, che dal 28 giugno 2025 richiede che molti servizi di commercio elettronico siano accessibili anche alle persone con disabilità. In Italia è stato recepito con il decreto legislativo 82/2022; le microimprese che forniscono servizi sono escluse.
DSA, Digital Services Act
È il regolamento (UE) 2022/2065 sui servizi digitali, che fissa obblighi per piattaforme e marketplace, come la verifica dei venditori, la gestione dei prodotti illegali e la trasparenza dei sistemi di raccomandazione.
GDPR, General Data Protection Regulation
È il regolamento (UE) 2016/679 sulla protezione dei dati personali, che riguarda ogni trattamento dei dati dei clienti, dalla newsletter alla profilazione per le offerte personalizzate.
Cookie banner
È l’avviso che chiede al visitatore il consenso per i cookie non necessari, come quelli di profilazione pubblicitaria. In Italia le regole sono fissate dalle linee guida del Garante per la protezione dei dati personali.
Domande frequenti sul glossario ecommerce
Che differenza c’è tra multicanalità e omnicanalità?
Nella multicanalità il negozio è presente su più canali, come sito, marketplace e punto vendita, ma li gestisce in modo separato. Nell’omnicanalità i canali sono integrati: scorte, prezzi, promozioni e storico del cliente sono condivisi, e il cliente può iniziare l’acquisto su un canale e concluderlo su un altro senza interruzioni.
Che differenza c’è tra GMV e fatturato?
Il GMV è il valore lordo della merce venduta, prima di resi, cancellazioni e commissioni. Il fatturato è il ricavo effettivamente conseguito dall’impresa. Su un marketplace la differenza è netta: il GMV misura le vendite di tutti i venditori, mentre il fatturato della piattaforma è fatto soprattutto di commissioni e servizi.
Cos’è il regime OSS e chi lo deve usare?
È lo sportello unico IVA che permette di dichiarare e versare in un’unica dichiarazione l’IVA dovuta negli altri Paesi dell’Unione. Riguarda chi vende online a consumatori di altri Stati membri oltre la soglia complessiva di 10.000 euro annui, sopra la quale si applica l’IVA del Paese del cliente.
Quali KPI deve monitorare un ecommerce?
I principali sono tasso di conversione, scontrino medio, costo di acquisizione cliente, valore del cliente nel tempo, tasso di reso e margine di contribuzione per ordine. Insieme dicono se il negozio vende, se acquisisce clienti in modo sostenibile e se ogni ordine fa davvero guadagnare.








