
Tra luglio e dicembre 2026 il costo di un piccolo pacco in arrivo da fuori Unione Europea cambia tre volte. Prima il dazio forfettario europeo, poi una commissione di gestione europea, infine un contributo italiano che è già stato rinviato tre volte. Sono tre prelievi diversi, con basi giuridiche diverse, soggetti diversi che li versano e date che si sono spostate più volte nel giro di poche settimane.
Nelle ultime due settimane sono arrivate due notizie che completano il quadro: il 17 settembre un decreto legge ha fatto slittare di nuovo il contributo nazionale, e il 21 settembre la Commissione europea ha fissato l’importo della handling fee. Se il nostro approfondimento di luglio sul dazio UE da 3 euro sui pacchi indicava ancora il 1° ottobre come data del contributo italiano, oggi quella data non è più valida. Ecco il calendario aggiornato e cosa significa per chi vende online.
Dal 1° luglio: il dazio forfettario da 3 euro sui pacchi extra UE
Il primo tassello è in vigore da tre mesi. Dal 1° luglio 2026 le spedizioni di valore fino a 150 euro provenienti da Paesi extra UE non godono più della franchigia doganale e pagano un dazio fisso di 3 euro per riga doganale, cioè per categoria di articolo presente nel pacco. È una misura temporanea, pensata per restare in vigore fino a quando sarà operativo il nuovo sistema europeo di dati doganali, atteso per il 2028.
C’è un dettaglio fiscale che molti conti trascurano. Con l’avviso del 9 settembre sullo Special Arrangement, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha chiarito che il dazio forfettario di 3 euro entra nella base imponibile su cui si calcola l’IVA all’importazione. Il costo reale del dazio, quindi, non è 3 euro ma 3 euro più l’IVA corrispondente.
Dal 1° novembre: la handling fee UE da 2 euro
Il secondo prelievo è la commissione di gestione europea, prevista dalla riforma del Codice doganale dell’Unione. Il Consiglio l’ha approvata il 3 settembre e il Parlamento europeo il 16 settembre. Il 21 settembre la Commissione ha indicato l’importo nell’atto delegato: 2 euro. Parlamento e Consiglio hanno 30 giorni per sollevare obiezioni; in assenza di rilievi, il regolamento sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale UE e la commissione si applicherà dieci giorni dopo, con avvio atteso dal 1° novembre.
La handling fee non è un dazio. Serve a coprire i costi che le dogane sostengono per controllare un volume di pacchi esploso negli ultimi anni: secondo i dati della Commissione riportati dalla stampa, nel 2025 sono entrati nell’Unione 5,9 miliardi di articoli di basso valore acquistati online, quattro volte il volume del 2022. Si somma al dazio da 3 euro, non lo sostituisce.
Un punto resta da chiarire, ed è bene saperlo prima di fare simulazioni. Il testo parla di 2 euro per “item”. La stampa italiana lo ha tradotto come “per articolo”, mentre il governo olandese lo interpreta come per gruppo di prodotto, cioè per riga tariffaria come il dazio. La differenza non è piccola: su un pacco con cinque articoli della stessa categoria, il conto passa da 2 a 10 euro. Fino a indicazioni operative ufficiali, conviene considerare entrambi gli scenari.
Dal 1° dicembre: il contributo italiano da 2 euro, terzo rinvio
Il terzo prelievo è tutto italiano. La legge di bilancio 2026 ha introdotto un contributo di 2 euro per coprire le spese amministrative legate allo sdoganamento delle spedizioni di valore non superiore a 150 euro. Doveva partire a inizio anno ed è stato rinviato più volte: prima al 1° luglio, poi al 1° ottobre con il decreto legge n. 107/2026, ora al 1° dicembre con l’articolo 4 del decreto legge 17 settembre 2026, n. 162. L’Agenzia delle Dogane ha confermato con un avviso del 23 settembre che contabilizzazione e riscossione partiranno da quella data.
Tre caratteristiche lo distinguono dagli altri due prelievi. Si applica a tutte le spedizioni sotto soglia provenienti da Paesi terzi, comprese quelle tra privati senza finalità commerciali. È a carico del dichiarante doganale, che nella maggior parte dei casi è il corriere o l’operatore logistico che gestisce lo sdoganamento. E soprattutto non è chiaro se si sommerà alla handling fee europea o verrà assorbito: i rinvii successivi sono stati letti come il tentativo del governo di allineare i due prelievi ed evitare una sovrapposizione. Ad oggi non c’è una decisione definitiva.
Quanto costa davvero un pacco: una simulazione indicativa
Per capire l’ordine di grandezza, prendi un singolo articolo da 20 euro, una sola categoria, acquistato da un venditore extra UE e spedito direttamente al consumatore in Italia. Semplificando e senza considerare i costi di trasporto, che nella realtà entrano anch’essi nel valore in dogana:
- Prima di luglio: solo IVA al 22% sui 20 euro, cioè 4,40 euro. Totale 24,40 euro.
- Da luglio: dazio di 3 euro, IVA calcolata su 23 euro, pari a 5,06 euro. Totale 28,06 euro.
- Da novembre: si aggiungono 2 euro di handling fee. Totale 30,06 euro.
- Da dicembre, se i prelievi si sommano: altri 2 euro di contributo nazionale. Totale 32,06 euro.
Su un prodotto di basso valore, il costo accessorio passa dal 22% a oltre il 50% del prezzo. È per questo che le grandi piattaforme asiatiche stanno spostando stock nei magazzini europei, un fenomeno che avevamo già descritto parlando delle nuove regole doganali per l’ecommerce in Europa. La simulazione ha valore puramente illustrativo: aliquote, voci di costo e modalità di calcolo effettive vanno verificate sul caso concreto.
Cosa cambia per un ecommerce italiano che vende o importa
Per chi vende da magazzino in Italia merce già sdoganata, questi prelievi non si applicano alle proprie spedizioni nazionali e intra UE. L’effetto è indiretto ma concreto: si riduce il vantaggio di prezzo dei concorrenti che spediscono piccoli pacchi direttamente da fuori Europa, soprattutto sui prodotti sotto i 30 o 40 euro. È un riequilibrio che, insieme agli obblighi più stringenti per le piattaforme previsti dal Digital Services Act per i marketplace, cambia gradualmente le condizioni di concorrenza.
La situazione è diversa se il tuo modello si appoggia su spedizioni dirette da fornitori extra UE, come nel dropshipping, o se acquisti campioni, ricambi e piccole forniture in pacchi di modico valore. In questi casi ogni spedizione porta con sé i nuovi costi, e dal Black Friday in poi il conto sale ancora. Il riassortimento in blocco con importazione ordinaria, sopra la soglia dei 150 euro, segue invece le regole doganali tradizionali.
C’è infine un tema di trasparenza verso il cliente. Se vendi prodotti spediti da fuori UE, dazi e commissioni vanno mostrati prima del pagamento: scoprirli alla consegna genera rifiuti del pacco, resi e recensioni negative.
Le verifiche da fare entro ottobre sui pacchi extra UE
- Mappa i flussi: individua quali ordini partono da fuori UE e sotto quale soglia di valore, distinguendo tra vendite ai clienti e acquisti per l’azienda.
- Chiedi al corriere come intende gestire handling fee e contributo nazionale, e se li riaddebiterà a te o al destinatario.
- Aggiorna i prezzi e il checkout dei prodotti spediti da fuori UE, mostrando in modo chiaro i costi doganali.
- Valuta lo stoccaggio in Europa per i prodotti a basso prezzo e alta rotazione, confrontando il costo del magazzino con i prelievi per singolo pacco.
- Segna le date: 1° novembre per la handling fee, 1° dicembre per il contributo italiano, e controlla eventuali nuovi rinvii o chiarimenti sull’unità di calcolo.
Le informazioni di questo articolo hanno valore esclusivamente informativo e non costituiscono consulenza professionale. Prima di modificare prezzi o processi, verifica il tuo caso specifico con il commercialista o con lo spedizioniere doganale.








